Yanub

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Jul 25 2008

Lussuria

Cinema Lorenzo @ 17:41

Locandina

Produzione: Cina, USA

Anno: 2007

Regista: Ang Lee

Cast: Tony Leung, Joan Chen, Lee-Hom Wang, Tang Wei, Wang Leehom

Genere: Drammatico

Durata: 160 minuti circa

 

Il plurivincitore Ang Lee (4 oscar per “La tigre e il dragone”, un leone d’oro e tre oscar per “I segreti di Brokeback Mountain”) torna con una nuova avvincente pellicola, impregnata di scandalo.

In una Shangai del 1942 sconvolta dalla colonizzazione giapponese, un gruppo di ragazzi frequentanti la stessa compagnia teatrale sono animati da una vigorosa volontà di riscatto patriottica.

Fa parte del gruppo Wang Jiazhi, giovane studentessa universitaria incaricata dalla resistenza di entrare nelle grazie del nemico Yee, un politico corrotto al soldo dei rivali giapponesi il cui l’obiettivo è quello di mantenere una “pace” apparente, un armistizio destinato a svanire presto con l’arrivo degli americani.

Uno stralcio della partita a Mahjong dove le donne discutono, scherzano, creano un’alchimia solidale, si danno consigli, si prestano abiti e infomazioni sui negozi della città. Il loro angolo di pace lontani dalle grinfie dei rispettivi mariti.

Un quartiere popolare sede del governo collaborazionista, le prime telefonate in un elegante caffè della Wang, uno dei punti di ritrovo dei militanti, il dietro le quinte che si differenzia dal palcoscenico dei salotti buoni, delle passeggiate aristocratiche nei negozi, delle cene a casa delle “amiche”.

La giovane si cala molto bene nella parte, già dagli sguardi nascosti e penetranti del sign. Yee s’accorge che la sua strada comincia in discesa. Gli occhi infuocati dell’uomo non appena incrocia i suoi fanno scattare una primordiale scintilla.

Ma si può dir nulla di tutto ciò se paragonato all’incredibile turbolenza corporale, all’ardore vivo delle effusioni, al profumo delle pelli che inebriano la mente protandola in uno stato di trance e lasciando fuoriuscire tutta la pulsione creativa e “distruttiva” dell’animale.

Sono le eccitanti, stimolanti, vibranti scene di sesso a costruire il pathos necessario per calamitare l’attenzione di uno spettatore distrutto psicologicamente dai primi tre quarti d’ora di una scenggiatura sospesa, indecisa su quale direzione prendere, quale senso andare a colpire.

Dal momento della loro unione simbiotica, le prove di Tony Leung e Wai Tang assumono due impronte nette e precise, ci trasferiscono l’intensità e la spontanietà dei loro gesti, indirizzano il racconto nella matassa principale, complicatissima da slegare.

Farsi prendere dalla passione più soffocante, dedicare anima e corpo ad una persona, tormentarsi per sentirla vicina, oppure cedere al sentimento di alta riconoscenza verso la propria Nazione combattendo al suo fianco in una resistenza?

In una Nazione dove non v’è pietà per i traditori, dove si dimostra che lo spirito nazionale non è solo appannaggio dei Giapponesi, dove se “pugnali” qualcuno alle spalle riceverai la stessa moneta o una pena più alta, come la morte, non sembra affatto semplice scegliere… 

 

 

Jul 25 2008

Chi comanda la vita?

Attualità Lorenzo @ 13:29

Eluana Englarodi ieri de La Stampa mi sono soffermato con attenzione ad un articoletto di fondo a pag. 13 in cui viene posto alla luce il dibattito tra il cardinale Bagnasco, Presidente della CEI e il padre di Eluana Englaro, la ragazza che si è trovata a “vivere” per quindici anni in uno stato vegetativo permanente grazie all’alimentazione di una macchina artificiale.

Da quel lontano 18 Gennaio 1992,  quell’incidente  con la sua vettura ridotta a rottami a seguito di uno schianto contro un muro nei pressi di Lecco, è iniziato un lungo calvario per la giovane.

I vari tentativi dei familiari di porre fine all’artefatto rifornimento biologico non hanno avuto buon esito. Il dolore per l’impossibilità di rispettare la volontà della figlia di non continuare la sua “esistenza”, di riacquistare un briciolo di dignità da una condizione che ne concedeva ben poca, di avere la  gioia di percepire il mondo e le sue bellezze sta per raggiungere i limiti di sopportazione.

Così il ricorso alla Procura della Repubblica di Milano è stato presentato e con esso l’eventualità di trovare una linea di vedute comeune dalla più grande Istituzione morale del mondo, quella Chiesa di Roma, impersonificata dall’arcivescovo di Genova Bagnasco, preoccupata di come la situazione abbia preso binari di irragionevolezza e di mancato rispetto per la vita.

Angelo BagnascoNelle sue testuali parole c’è il rischio di una “consumazione di una vita per sentenza”, nonostante dichiari il dovere di partecipare all’afflizione che colpisce sempre più la famiglia della ragazza.

Non si fanno attendere le repliche del padre di Eluana, il quale afferma come “questa situazione è stata creata clinicamente e se ne deve uscire clinicamente”, secondo l’idea che la natura deve fare il suo corso.

Il paragone dello stato di Eluana a quello di un bambino che ha bisogno di mangiare e di bere non pare sia stato felice da parte dell’Arcivescovo di Genova. Le circostanze sono differenti, ivi si tratta di un ricorso riguardo alle cure mediche da apportare alla giovane, non ad un’eutanasia, rifutate perchè viste in un contesto di accanimento terapeutico. In definitiva si tratta di dare una mano ad una “vita” già messa in ginocchio, in uno stato più doloroso del coma, più prossimo alla morte, cui ulteriori misure terapeutiche potrebbero portare a un risultato inefficace.

Non si è fatta attendere la mozione dall’onorevole Francesco Cossiga, firmata a ruota da esponenti del Pdl, dell’Udc e della Lega. C’è la preoccupazione che la Magistratura possa voler legiferare su di un tema così delicato invece di lasciare il compito a chi ne è autorizzato.

Mi viene da chiedermi: “Qual’è il confine tra la vita e la morte? Come si può dipanare filosoficamente una questione così delicata, in cui è sottile il rapporto tra le parti così come labili sono le ragioni sia dall’una che dall’altra sponda?”

Meglio privilegiare la natura, il corso della vita con le sue disgrazie, le sue perdite o intervenire artificialmente con macchine che forniscono idratazione ad un corpo biologicamente finito? 

Ma poi non è un po’ strano pensare di poter garantire la sussistenza di una persona quando essa senza l’intervento di agenti esterni che non riguardano il normale ciclo di respirazione organica presente in ciascuno di noi, sarebbero “morti”?

La vita è unica perchè viene da ciascuno di noi e verso ciascuno di noi che essa deve fare capolino. Noi siamo la sorgente di noi stessi, non deriviamo da fonti alternative. Quando cessiamo di rifornire il nostro io, l’involucro di carne, di quelle parti necessarie per mantenersi in contatto con il mondo finiamo di vivere.

Poi, la morte naturale di un individuo non è dovuta al mancato funzionamento di funzioni fisiologiche? Il soffio vitale, l’anima, come gli stessi fedeli ammetteranno,  persiste anche dopo l’esistenza terrena. Perchè allora costringerla a rimanere ingabbiata in uno pseudo-contenitore di carne ormai putrefatto dalle anomalie del sistema cardiocircolatorio, incapace persino di rendere soddisfabili i bisogni primari?

E’ un tema troppo difficile per cui non sono sicuro di non aver detto delle inesattezze o aver trapelato incoerenza nei mie ragionamenti.

Fonte: La Stampa,  Mercoledì 16 Luglio 2008 

Immagine n°1: Eluana Englaro da www.zadig.it

Immagine n°2: Angelo Bagnasco da it.wikipedia.org

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

Jul 25 2008

Nessuno accusi la storia!

Calcio Lorenzo @ 00:12

Una grande massa a rappresentare la storiaAvete mai desiderato, voi tifosi del Siena, voi fan dell’Atalanta, voi supporters del Parma, più che simpatizzanti di Reggina, Messina, Palermo, Empoli, Pescara, fedeli sostenitori di Genoa e Torino, vedere la propria squadra del cuore, quella a cui donate tutta la vostra passione senza chiedere in cambio altro che onore, poter vincere lo scudetto o la Champions League.

Avete mai pensato che il conto con chi amate dovrebbe essere rinsaldato o almeno fatto carico di possibilità più bellicose che un posto in Uefa o la permanenza nella massima categoria?

Chiudendo gli occhi e riflettendo un minuto (ne bastano anche meno) arriverete a dire di sì, poi a cominciare a infangare i grandi club e la loro politica da “mangiatutto”, caterpiller del mercato.

Ma vi siete chiesti come mai negli Stati Uniti, prendiamo il basket, questa continua tripartizione su modello italiano, bipartizione su quello spagnolo (solo quello inglese regala qualche incertezza con l’asso Chelsea calato da Abramovich) sembra non esistere?

La lampante evidenza che a vincere non sono sempre i blasonatissimi Celtics, o i Los Angeles Lakers, da tralasciare quest’anno, ci sono una serie di squadre non molto distanti tra cui i Chicago Bulls.  Chi non si ricorda i successi più recenti ottenuti con il migliore giocatore di tutti i tempi, Micheal Jordan con largo consenso da far gridare all’unanimità.

Esiste un sistema diverso, anche là sono presenti i quattrini, in quantitativi maggiori rispetto alla nostra tanto deprecata italia calcistica. Tra contratti per le prestazioni atletiche ( il più pagato Kobe Bryant arriva a 33 milioni di dollari) e pubblicità, in una Nazione che punta molto sull’immagine, si arriva a raggiungere i 100 milioni di dollari. 

Ma quel che fa specie è la presenza dei draft, un sistema di scelta che regola la selezione di giocatori non professionisti provenienti da campionati universitari o professionisti da leghe straniere. Ci sono delle priorità, la squadra che ha ottenuto il peggior piazzamento nel campionato appena trascorso ha il diritto di effettuare la prima scelta, cogliendo la ghiottosissima opportunità di portarsi a casa il maggiro talento in circolazione. La logica di prendere il miglior protagonista nelle stagioni NCAA non paga sempre, però è un idea interessante per mescolare i valori e rialzare una bilancia troppo inclinata da una sponda.

Oltre a questo c’è un elemento fondamentale che scaturisce direttamente a monte, nelle cime di una mentalità yankee che non ammette subordinazioni alla storia, ubbidienza alle sue tradizioni come legge piovuta dal cielo. “La storia siamo noi”, “People has the power of the future” si sente esclamare ad ogni inizio di trasmissione della CNN, uno dei tg più seguiti del globo terracqueo. Si respira pervicacemente una visione antropocentrica del mondo, della fiducia nelle potenzialità umane in ogni campo, non escludendo quello sportivo. Si difetta nella presa di posizione di un limite, ed è anche questo uno dei segreti del loro successo.

Se Michael Jordan non avesse avuto il carattere e la determinazione per soddisfare la sua voglia di emergere a quest’ora potrebbe fare lo stesso mestiere del padre, dato che gli studi non li ha terminati. Comunque non si può tralasciare la sua altezza, aumentata di ben dieci centimetri nel giro di un anno non per il frutto di un allungamento chirurgico, ma per il buon viatico aperto da una natura altresì generosa.

Invece, Ronaldihno non si accontenta di andare via dal Barcellona con il campionato spagnolo, una Champions League, un titolo di Campione del mondo per club, conquistati a pieno merito per carità, per cacciarsi in un’avventura più difficile, un percorso con ostacoli più ostici, da prova vera per un campione vero. A tutto questo, al Manchester City che offre un ingaggio più alto e molti più danari lui dice no.

L’Italia è la sua meta, la maglia a strisce rossonere il suo nuovo regalo, il plurititolato e affermato club di via Turati lo scagiona da ongi velleità suicide in una squadretta che ha vinto solo due campionati inglesi nella sua storia e una Coppa delle Coppe in ambito estero.

Come chiedere: “Cos’ha vinto quella squadra?”. “Be’ è il club più titolato al mondo, non c’è male…”

Storia, agli ordini! Non si discute, le probabilità di vincere trofei importanti sono altissime, non si sprecano occasioni del genere, preziosissime. Al diavolo la sfida, il misurarsi con una relatà che vuole emergere. Con questo non voglio criticare una scelta legittima e logica di una qualunque persona che arguisce una certa furbizia.

Non è forse il caso di mettere dei paletti, delle misure costrittive che limitano le possibilità di scegliere secondo privilegi di selezione. Prima di arrivare a questo deve giungere alla gente il pensiero che noi siamo gli artefici dle nostro futuro, noi abbiamo fatto la storia, noi possiamo oscurarla e farla cambiare di contenuti…

 

Fonte : Interlinearadiofralerighe.blogspot.com

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jul 25 2008

Cose di questo mondo

Documentario Lorenzo @ 16:09

Locandina del documentarioProduzione: Gran Bretagna

Anno: 2002

Regia: Michael Winterbottom

Interpreti principali: Jamal Udin Torabi, Enayatullah

Genere : Documentario

Durata: 90 minuti

Campo profughi di Samshatoo, anno 2002, nella città di frontiera di Peshwar (Pakistan) è il luogo da dove parte l’avventura di Jamal, costretto a lavorare nella fabbrica di mattoni per meno di un dollaro al giorno. La sua razione quotidiana è caratterizzata da 408 g di farina di grano, 25 g di olio vegetale, 60 g di legumi. La sua condizione di “fuga” non sembra avere un termine dato che dopo aver ascoltato gli intenti ambiziosi di suo cugino è deciso a partire alla volta dell’Europa. La famiglia del suo niovo compagno di viaggio è stata la promotrice assillante della partenza del figlio verso una nuova vita, o almeno nel tentativo speranzoso di trovarla al varco.

E’ inquietante la nefandezza umana che si mette in scena durante il lunghissimo tragitto compiuto dai due, è nauseante la sensazione effettiva di sentirsi preda di un giogo più grande di loro, fatto di speculazioni anche su ciò che essite di più prezioso: la vita umana.

Dopo un cauto rifornimento di banconota verde in saccoccia, bisogna affrontare il primo ostacolo interposto al loro cammino, superare il confine con l’Afghanistan. La prima parte del viaggio è un occasione purtroppo unica per constatare la desolante miseria dei luoghi di quell’Oriente che è stato la culla della civiltà in tempi antichi. Come se tutto lo splendore del suo passato fosse rimasto nient’altro che una patina consunta dallo scorrere degli anni e di cui il vivo ricordo è sbiadito.

Qi la vita si costruisce giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, secondo dopo secondo, ogni attimo è l’occasione per presentare la propria riconoscenza alla Dea bendata per lo scampato pericolo della morte, sempre in agguato.

Non mancano le occasioni di festa, nei momenti in cui si è interiorizzata la condanna amara del destino si cuce un pallone con piccoli pezzi di stoffa trovati qua e là. Quello di raccontare barzellette legate alla cultura locale è un altro dei passatempi preferiti, tanto che Jamal non ne disdegna l’utilizzo per stemperare la tensione nei momenti più critici.

In Iran la loro corsa sembra debba già arrestarsi, quando vengono sorpresi senza passaporto e identificati come profughi afgani.  Ma la loro tenacia e voglia di riscatto non concede limiti alla loro sopportazione e ripartoni più convinti di prima nel raggiungere una nuova terra promessa.

Una dimostrazione di questa determinazione è il fatto d’aver superato le montagne che fanno da confine con la Turchia. Da quel luogo li avrebbe attesi un’ardua sfida, passare il Mediterraneo a bordo di una stiva, con la quale sarebbero giunti in Italia. In questo passaggio via mare il più grande non arriva a destinazione. Rimangono tutta la notte a bordo fino al mattino presto dove vengono scoperti da due manovali sul posto che hanno aperto il carico. 

Per tutta la pellicola il regista Winterbottom ha utilizzato una videocamera digitale senza luce artificiale che ricorda la produzione del cinema diretto, per le cui riprese non serviva portarsi dietro un vero e proprio laboratorio di registrazione.

I paesaggi freddi nelle catene montuose dell’Iran e della Turchia, i deserti dell’afghanistan con i suoi tramonti di luce, l’area portuale di Triestre da cui si può sbirciare l’Adriatico, il grande tunnel della Manica attraversato con l’ausilio di un clandestino benvenuto a bordo di un camionista. Il mondo visto dalle ruote di un autocarro di diverse tonnellate non è più lo stesso, esattamente come quello che lo sta per attendere varcato il confine inglese.

La porta verso una nuova vita si apre per un breve periodo di sei mesi, dopo i quali si richiude sulle speranze di Jamal. Senza un permesso regolare viene riportato a casa. Sulla ruota della fortuna ha di nuovo perso tutto…

Fonte immagine: www.mymovies.it

 

 

 

 

 

 

Jul 25 2008

Il popolo migratore

Documentario Lorenzo @ 13:27

Locandina del documentarioProduzione: Francia, Italia, Germania, Spagna, Svizzera.

Anno: 2002

Regia: Jacques Perrin

Genere: Documentario

Durata: 94 minuti

Quando ho cercato per la prima volta informazioni riguardo la trama e il giudizio della critica di questa pellicola, mi ricordo d’aver letto pareri estremamente positivi ed elogiativi, tanto da convincermi a vederlo.

In cuor mio non ho creduto che tutta la meraviglia espressa a parole potesse essere ricambiata altrettanto dalle immagini. Ma mi sbagliavo! 

Se prima, le parole del re del cinema britannico John Grierson riferite alla potenza espressiva delle immagini, in grado di scardinare lo stomaco dello spettatore oltre al suo intelletto mi destavano più di un semplice dubbio, ora le ho fatte mie.

La scintilla che ha fatto scoccare in me questa irrefrenabile passione per l’estetica tout court è nata da un’incredible avventura a fianco del numerosissimo popolo migratore del nostro pianeta.

Ogni specie percorre distanze differenti, la quali si aggirano sul migliaio di chilometri, senza sosta, determinati a raggiungere la loro destinazione. Tra i membri, alcuni vi riescono, altri si disperdono lungo il cammino lasciando il proprio destino nelle mani delle terre che si trovano sotto le loro ali. Una pozza melmosa d’un industria del Nord, una piccola ala spezzata possono contribuire alla morte, soprattutto se ci troviamo nel deserto vicino ad un gruppo di granchi affamati.

La primavera è il momento propizio per partire all’inseguimento della sopravvivenza, come accade nell’emisfero Boreale, in direzione delle estreme terre artiche. In quel luogo incomtaminato dalla presenza dell’uomo, nugoli di volatili riempiono di tanti puntini variopinti e colorati il magnifico quadro del Nord del mondo.

Inquadrature mozzafiato accompagnano le traversate di questi alati, di profilo, dall’alto, dal basso, si vedono sfrecciare gli alberi, colorare le terre, rumoreggiare il vento.

L’obiettivo delle loro fatiche è promuovere la continuità della vita, dare seguito al ciclo delle nascite, nell’impegno a mantenere la specie. 

C’è spazio per farsi cullare dal vento, ma poi bisogna ritornare al proprio dovere, quello di accudire, nutrire, istruire i propri piccoli. Dopo il viaggio d’andata lo stormo ha tempo una breve estate prima che l’inverno ed il gelo prendano nuovamente il sopravvento, per poter insegnare ai loro figli l’arte del volo.

Tentativi maldestri, mancata aerodinamica, planaggi non completi, per i giovani risulta un problema la seconda traversata, la più diffile dell’anno, senza un minimo di esperienza e conoscenza delle rotte che devono intraprendere.

La migrazione autunnale ha una regola d’oro da rispettare doverosamente se non si vuole fare una brutta fine: in quel periodo sono facili gli acquazzoni, come le fitte nevicate e possono risultare un disturbo imponente allo sforzo in volo.

Un affresco delicato sull’intero mondo naturale, quello lontano dalla realtà fittizia dei palazzi, delle costruzioni in cemento, delle vie, delle rumorose e inquinanti industrie emettitrici di malodorose nuvole nerastre.

Le uniche che si possono ammirare in queste terre vergini sono quelle dei cieli o quelle simili a scie bianche lasiate dai volatili quando sfiorano la superficie delle acque marine prima del ristoro. Un’aosi di laghi o fiumi è sempre un toccasana prima di ripartire per un estenuante viaggio verso l’infinito…  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jul 25 2008

L’uomo di Aran

Documentario Lorenzo @ 10:52

Locandina del filmProduzione: Gran Bretagna

Anno: 1934

Regista: Robert Flaherty

Intepreti principali: Colman King, Maggie Dirane

Genere: Documentario

Durata: 75 minuti

 

 

Gruppi di tre isolette sperdute nel pacifico nella Repubblica d’Irlanda. Di là, a pochi chilometri, una delle più rigogliose società occidentali nel micro continente del Regno Unito. Ma qui gli abitanti non superano il migliaio (la più grande arriva a 831). Terra inospitale tenuta in piedi da immensi lastroni di calcare sopra il livello del mare, i quali forniscono la superficie dove gli uomini battono i piedi in cerca di qualcosa per sopravvivere.

Non c’è modo migliore di iniziare la visione di questo capolavoro del padre del documentario con un bel cartello (scritta bianca su sfondo nero) che introduce a chiare lettere l’impervietà dei luoghi narrati e la forza dirompente del mare a picco sulle coste di queste piccole aree galleggianti.

Proprio per l’elemento acqua influenzato dai climi torrenziali dell’inverno sono facili in quella fascia dell’anno periodi di magra ed è altrettanto indispensabile ottenere una scorta di riforniture di prima necessità per arrivare indenni alla primavera.

Una caratteristica geologica impressa nella storia passata è la presenza di Warmhole (letteralmente buchi di verme), ovvero scogliere ripide sul mare composte da insenature dalla forma e profondità simle a una grotta.

E’ su quest’opera naturale grandiosa, modellata nel corso dei secoli dall’azione erosiva dell’Atlantico, si svolge una delle sequenze più incredibile e affascinante. Il bambino che pesca nelle acque fredde non attraverso una normale canna da pesca, ma bensì aiutato da una lunghissima corda al cui termine è legato l’amo fatto di rocce calcaree unite ad alimenti.

Da questi gesti quotidiani arriva , un giorno, una sorpresa. Tra le acque sottostanti improvvisamente si aggira un’enorme preda, un vero e proprio “mostro” dei mari. Il cartello ci aiuta a capire che si tratta dello squalo elefante, la più grande specie marina che popola l’Atlantico e forse anche il mondo intero (a quell’epoca non c’erano la quantità di tecnologie e risorse per compiere ricerce importanti sulle razze che popolavano le acque).

Dopo una prima fase di terrore mista a curiosità, il bambino corre in fretta e furia ad avvisare gli atri abitanti della succulenta preda. Non hanno mai avuto la possibilità di avere una scorta di cibo così imponente.

Il momento della caccia, con i tre uomini più adulti che salgono sull’imbarcazione e si dirigono con arpioni nei dintorni dell’animale è la più ricca di tensione e paura. In queste scene Flaherty effettua una manipolazione del filmografico (intervento sulla macchina da presa durante le riprese) adottanto un montaggio alternato fatto di continui cambi d’inquadratura in perfetto stile griffithiano.

Questa strategia, come ha dimostrato il padre di questa invenzione, è molto efficace nel creare la suspence, e ancor di più la curiosità di capire quale sarà l’epilogo dell’azione che stiamo osservando.  

Una volta catturato, dal fegato dell’animale verrà ricavato anche l’olio. 

Altro elemento interessante è la presenza sia nelle fasi iniziali che in quelle finali della natura nel suo aspetto più dirompente, nella sua forza intrinseca. Le acque mosse dell’oceano sbattono  violentemente contro le coste alzando scie di vapore oltre le scogliere. 

Un cerchio che si chiude, una fase ciclica del tutto simile a quella che regola gli equilibri tra gli elementi naturali. Come se  l’irruzione non desiderata dell’uomo nel fragile ecosistema (vedi cattura dello squalo elefante) avesse provocato una reazione maggiore se non eguale e contraria di quest’ultimi.

La pellicola, quindi, si chiude come ha incominciato. Lotta, speranza illusoria nel mezzo, di nuovo lotta disperata per la sopravvivenza.

 

 

 

 

 

 

 

Jul 25 2008

L’incredibile Hulk

Cinema Lorenzo @ 00:46

Locandina del filmProduzione: USA

Anno: 2008

Regista: Louis Leterrier

Interpreti: Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth, Tim Blake Nelson, Ty Burrell, William Hurt

Genere: Azione

Durata: 114 minuti

 

 

Catapecchie cascanti e fatiscenti accatastate e strette in un angolo di terra che si inarca su cime verdeggianti, così vicine che i nostri piedi possono saltare da una proprietà all’altra senza alcuno sforzo e portare via tutto il necessario (o almeno quello che si riesce a cavare dal “nulla”). E’ l’ambiente povero e malsano di Rio de Jainero la nuova tappa del professor Bruce Banner, sempre alla continua ricerca dell’antidoto per distruggere il suo mostro verde.

La situazione sembra a lui favorevole, sono cinquantotto giorni che non accusa le solite crisi nervose e nel frattempo si guadagna da vivere lavorando in una fabbrica di bevande energetiche. L’illusione di poter chiudere definitivamente con l’incubo di tornare belva gli arriva da una pianta, ma come nelle storie che si rispettano essa non ha alcun effetto.

Disperato riesce ad aggrapparsi ad un’altra possibilità di salvezza tramite un professore della West coast (nick name Mr. Blue) con il quale si tiene in contatto via rete. Quest’ultimo gli propone il suo aiuto a patto di ricevere tutti i suoi dati preziosi, riguardo la composizione cellulare ed altri indicatori fisico-biologici. Il piano per la fuga è pronto. 

 Intanto, il generale Ross assolda tra le sue file di soldati il plurimedagliato ed onorato Emil Blonsky, uno dei migliori sulla piazza, reduce dall’esperienza con le forze militari russe. Il suo intento è quello di catturare Banner e di ottenere il possesso della sua personalità “deviata”, avere quel Dna che gli consente di creare tanti cloni dalla forza sovrumana e devastante.

Manda la sua squadra di specialisti a catturare il professore nell’affolata Rio, anticipando le mosse d’evasione di Bruce, costretto a trasformarsi, dopo lunga degenza, nella sua angoscia più imponente.

Una volta tornato negli Stati Uniti trova alloggio e riparo presso un suo vecchio conoscente che lavora in un breckfast. Per coincidenze più forti della logica incontra la figlia del generale di cui è ancora perdutamente innamorato e da lei perviene al possesso dei suoi importantissimi elementi d’analisi utili per conseguire un’altra possibile guarigione.

Tenuto nuovamente sotto’occhio dal singor Ross e suoi sottoposti viene braccato una seconda volta all’interno del campus della Curvell University da un plotone più armato e più preparato strategicamente. Ma la forza irrestibile di Hulk supera anche le barriere della ragione, della logica più alta che è insita in ognuno di noi. Quando subentra una rabbia da migliaia di newton di potenza anche la più lucida delle menti rimane offuscata.

Un’altra coraggiosa speranza riposta nelle cure di Mr. Blue, muta in breve tempo in un  pauroso e devastante pericolo da quando Emil Blonsky diventa cavia per un nuovo esperimento di potenziamento umano per generare un nemico più degno dell’Incredibile e altrettanto forte.

Dal lavoro di Mr.Blue, mescolato alle precedenti iniezioni sierotiche realizzate dal laboratorio del dipartimento militare, nasce il nausenate abominio. Lo scontro tra i due è micidiale e scatena la suspence per tutta la durata finale della pellicola. Alla fine vince chi sapete, ma la partita è ancora aperta visto che l’illustre Ross gioca un’altra sua carta. Richiama Starck facendo stroppicciare gli occhi e battere il cuore all’impazzata per l’idea di una commistione di super-eroi e di super-poteri. Tanto vale ripescare un Robert Downey Junior reduce dal successo al botteghino con il suo Iron Man.   Da non dimenticare lo spazio per un cameo di Lou Ferrigno, celebre protagonista della serie tv, nel ruolo di un agente.

Edward Norton è al suo primo ruolo da protagonista in un film di cassetta, un blockbuster con la tipica marca hollywoodiana, ma ha saputo inquadrare il significato di un personaggio così “gigantesco”:

“Hulk non è soltanto quella cosa verde fuori misura nata dai fumetti. Non è nemmeno solo vernice o kitsheria anni Settanta. Hulk è tutta la rabbia che abbiamo dentro, una montagna di rabbia”. Metafora per rappresentare l’uomo e il turbinio di emozioni che lo sconvolgono, lo fanno agire in un certo modo. In questo nube di forze che spingono e tirano occorre mantenere il controllo e saldare un proprio equilibrio. 

E’inevitabile non metterci un po’ di psicologia individuale in questo secondo episodio della serie. Molti storceranno il naso al non utilizzo della concezione più introspettiva del personaggio regalata da Ang Lee e troveranno molte più difficoltà ad immedesimarsi in una figura che cerca di cancellare la sua rabbia anzichè controllarla. Come dire, se qualcosa ti angoscia non c’è niente di meglio di una seduta dalo psichiatra. Ma non è meglio essere i medici di se stessi?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jul 25 2008

E venne il giorno

Cinema Lorenzo @ 07:53

La locandina del film Produzione: USA

 Anno: 2008

 Regista: M.N.Shyamalan

 Intepreti principali: Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John  Leguizamo, Betty Buckley, Frank Collison, Ashlyn Sanchez, Spencer  Breslin, Robert Bailey Jr

 Genere: Fantascienza

 Durata: 91 min

 

 

Che cosa pensereste se all’improvviso un vostro amico/a fosse preso da strani moti neurali che gli mandano in pappa il cervello e lo spingono al suicidio per liberarsi dal suo stato di patologica confusione?

 E se durante il vostro consueto tragitto verso il posto di lavoro trovereste uomini e donne dirette verso il primo vigile urbano del quartiere per estrarre la pistola dalla fondina e puntarla alla tempia prima di un definitivo colpo mortale?

Stando a queste premesse potreste pensare di essere all’interno di un videogioco, uno di quei action-game dove il protagonista è alla caccia di indizi per scovare il colpevole dqll’emissione di una pericolosa tossina nell’aria.

Ma alla fine dovrete ricredervi, perchè tutto quello che dico è opera di una finzione illuminata da uno dei più apprezzati registi hollywoodiani d’oggi. M.N.Shymalan non is nasconde dietro le sue chiare intenzioni. Il suo obiettivo è quello di mettere a soqquadro la tranquillità dello spettatore, di destabilizzare la sua coscienza tirando fuori le paure più terribili.

Per farlo perchè non metterci dentro l’illusione che questa strana epidemia autodistruttiva sia prodotta da un’attacco terroristico? Giusto in tema di sicurezza in un periodo caldo per lo sconvolgimento degli assetti geo-politici, prima ancora che economici, troviamo come filo rosso nascosto nel plot una propaganda filoamericana intenta a cogliere il nuovo nemico da sottomettere in un’altra sanguinosa guerra.

Poi ci sono gli aspetti della natura, ma la viva apprensione di un assalto eversivo è sempre dietro l’angolo.

A campanello d’allarme lanciato, lo spettatore si catapulta in questa serie di insoliti suicidi, davvero unici e spettacolari per la loro imprevedibilità e per i modi in cui accadono.

Chi si pianta il ferma capelli nel collo, chi si schianta con la propria auto in mezzo ad un albero, chi riesce a trovare un po’ di quella lucidità necessaria per far partire un tagliaerbe ed infilarcisi sotto le sue pale.

In questa pestilenza che coinvolge il nord-est degli Stati Uniti (chissà perchè avranno scelto proprio quella zona) un professore con la sua famiglia è implicato in una straordinaria fuga verso l’gnoto. Si dirigono verso ovest, a tappe intermedie s’imbattono faccia a faccia con la potente tossina trascinata dal vento e prodotta dalle piante vegetali. Come il tabacco che per difendersi dall’attacco dei bruchi emana una sostanza in grado di richiamare sciami di api ghiotte di tali insetti, così l’intero pianeta naturale sentendosi minacciato dalla poca responsabilità ecologica dell’uomo libra nell’aere essenze con la capacità di creare disorientamento e confusione, rischio altissimo per la salute dell’animale più intelligente del globo terracqueo. 

La natura più forte dell’uomo, che tra gas, inquinamento, effetto serra, riscaldamento globale, sta per essere messa in ginocchio non senza preparare prima un controattacco terribile e devastante. 

Sono questi i cattivi presentimenti verso il nuovo nemico invisibile, l’attesa spasmodica insinuata nelle viscere degli spettatori di tutto il mondo per una nuova catastrofe, di proporzioni bibliche.

E’ questo che più di tutto mi ha dato il terrore nel vedere questo film, non dimenticando le famose scene nella campagna isolata (da sempre icona dell’incubo americano) dove una vecchia irrigidita da anni di solitudine e di idiosincrasia verso il mondo sembra dare di matta ancor prima che la tossina venga a prenderla. La bambola distesa sul letto, le imprecazioni a bassa voce del professore, un piccolo richiamo a “La bambola assassina” i cui occhi finti danno la sensazione di potersi muovere da un momento all’altro, le ural della vecchia convinta che la possano uccidere nel sonno, sono il contorno horror di questa pellicola fantascientifica.

Non lascia spazio alla lietezza Shyamalan, ma contribuisce a distruggere le speranze alimentate nel corso del finale quando il professore e la sua compagna sembrano siano sfuggiti al contagio. Da un’altra parte del mondo, in Francia, si stanno consumando le stesse atrici morti, sempre da una zona verde…

 

 

 

 

 

 

 

 

Jul 25 2008

I Toreros fanno la corrida

Calcio Lorenzo @ 23:24

 

Il capitano I.Casillas alza la coppa EuropeaLa Spagna attendeva un successo così importante dal lontano 1964, quell’Europeo giocato in casa e nella cui finale battè nientemeno che l’URSS, una delle squadre più temute all’epoca.

La selección è stata la più regolare del torneo, sia per quanto riguarda le reti realizzate (una media di 2 a partita), sia per quel che riguarda la quantità di sfere giocate. Al termine di ogni  incontro risultava con la percentuale più alta di possesso palla. 

Una melina molto più degna delle loro corride nazionalpopolari (che invece non lo sono) all’insegna del divertimento e della leccornia, specialmente per i calciofili dal palato estremamente raffinato.

La loro fantasia sul campo è stata accompagnata da meritevoli comprimari, tifosi spagnoli che indossavano colori sgargianti, bandiere ad ogni soffio d’aria, tanta allegria, canti, balli popolari nelle tenebrose e grigie notti austriache.

E’ stata una festa per loro ed anche per l’Europeo intero, con il presidente della Uefa Platini intento a sproloquire elogi a tutti, con il sorriso sicuro di chi è riuscito a centrare il suo obiettivo primario: far vincere lo sport.

Sì, perchè proprio l’attività sportiva, in particolare il calcio, è uno dei potenti mezzi regalati all’intera umanità come strumento di coesione, di rispetto e di sana competizione.  

I toreros, in questo senso, hanno ritirato i pugnali, le lance,gli aghi, riappropriandosi di un folklore pulito, sempre  preceduto da una seria campagna contro il razzismo. Era proprio questa la vetta tanto aspirata dai vertici delle federazione continentale, e lo hanno fatto senza prender fiato!

Non c’era tempo per distrarsi, gli occhi dei fan europei erano puntati direttamente sui campi in erba attorniati da strutture impiantistiche frutto di un’ingegneristica decisamente più all’avanguardia di quella nostrana. 

Pronti e via, la sopresa più eclatante, meno gradita in casa nostra, è stata la sconfitta bruciante degli azzurri con L’Olanda. Da quel dì funesto sono iniziati i nostri brutti presentimenti dell’imminente uscita da campioni del mondo. La Spagna, il giorno dopo, trafigge con un roboante e poco meritato (a dirla tutta) 4 a 1 i Russi guidati dal tecnico dei miracoli Gus Hiddink.

Il presentimento che la nostra strada e quella della selección si sarebbero incrociate nel primo turno ad eliminazione diretta si faceva ora vivissimo. Ed è stato così per le due restanti partite del torneo, dove i nostri giustizieri hanno rifilato due gol a testa rispettivamente alla Svezia e alla Grecia. Noi, con più d’una sofferenza, abbiamo pareggiato con la Romania e battuto la Francia. Nonostante queste cattive premesse siamo stati il team che le ha dato più filo da torcere, più ansie e paure di non passare. La nostra arcigna difesa ha retto bene, le loro puntate offensive o venivano schermate o, qualche volta, cadevano in malasorte. D’accordo ci hanno superati nella voglia di vincere, nel gioco, nella determinazione, meritavano la semifinale, ma l’hanno dovuta ottenere nella sempre estenuante lotteria dei rigori.

Per il resto, le due partite finali hanno visto il loro netto dominio, sottolineato le difficoltà della sopresa Russia e della mai doma Germania.  

Il team di Aragones ha nel suo cantiere giovani interessanti, uno su tutti l’estroso Fabregas, titolare a soli ventun anni nella formazione dell’Arsenal in Premier League, già tristemente conosciuto dai tifosi milanisti dopo la cocente sconfitta in Champions. Ha un’ottima visione di gioco, palleggio e capacità tecnico-balistiche da fuoriclasse, oltre ad umiltà da vendere. infatti, non ha fatto scoppiare polveroni nel gruppo per la sua eclusione dagli undici titolari ad inizio torneo.

L’altra stella, indiscutibilmente più importante, è il baby terribile Fernando Torres, autore di una caterva di gol (33 in 46 partite) con il Liverpool, rapido, tecnico, e non cattivo saltatore di testa. Ci ha sorpresi tutti nel suo scatto fulminante a recuperare ( un poco attento in realtà) Lahm e nell’anticipare Lehman in occasione della rete spalanca europeo.

Come non ricordare  ed elogiare le prestazioni di un sempre verde Puyol,  esperto difensore del Barça, una guida per il meno lucido e burrascoso valenciano Marchena ed attivo in zona offensiva quando c’è da staccare per un calcio fermo.

Poi ci sono gli altri centrocampisti, tra cui Senna, inserito nella top ten dei migliori, operatore di difesa, frangifrutti indispensabile dopo la sfilza innumerevole di campioni dal dribbling facile.

Da non escludere, anche se mezionato successivamente, il top dei top secondo la UEFA, il mediano Xavi, prupulsore inesauribile, abile orchestratore di succulenti passaggi in profondità, triangolazioni veloci, lanci lunghi. L’ultimo baluardo per superare una retroguardia che è stata molto affidabile (solo 2 gol presi) per tutto l’arco della manifestazione, c’è quell’Iker Casillas da una vita accasato a Madrid, (con la camiseta dei blancos ha collezionato 311 presenze) e fermamente convinto di restare finchè non appenderà la sue scarpe al chiodo. Sicuro, dotato di riflessi è stato eletto man of the match nella partita con gli azzuri per le sue parate plastiche lancia qualificazione.

I giovani del futuro sono in questa Nazione, una generazione destinata a solcare i campi del mondo incutendo timore agli avversari. Da oggi tutti guarderanno con rispetto ai campeones e li studieranno, eccome se li studieranno…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Jul 25 2008

Oltre il fiume (Silvia Melloni)

Letteratura Lorenzo @ 09:46

Copertina del bookUn diario di bordo dove gli sguardi e le impressioni provate sul momento vengono appuntati con particolare precisione. L’India, come il pensiero degli occidentali vuole che sia, non è affatto ciò che si racconta e si dice nei documentari nostrani o almeno in parte.

Da tutti dipinto come un Paese pineo di magia e di spiritualità, a quanto pare questa sua ricchezza trascendentale sembra averla persa lungo i gradini che la portano verso il Dio denaro. C’è miseria, tanta miseria, povertà e squallore, dagli spazzi angusti delle lavanderie comunali alla periferia di Bombay alle lunghe file di baracche separate da un fine tendaggio dalle quali vengono emanati fetori e tanfi nemmeno degni delle fogne di qualsiasi metropoli mondiale.

 

Lo sguardo più indifferente dei suoi abitanti verso i grandi finestrini dei treni che passano a pochi metri, e i cui passeggeri hanno la malcapitata sorte di vederli mentre si esibiscono nei loro bisogni. Minuti e minuti interminabili di viaggio separano la vista di quella tragica e nello stesso repellente meschinità da una più piacevole vista delle sconfinate terre desertiche e delle alte montagne.

In India v’è una forte suddivisione in caste, una grande differenza Nelle condizioni degli appartenenti ai diversi ceti sociali, un estremo rispetto e timore da parte di coloro che stanno in quelli inferiori verso coloro che stanno in quelli superiori.

Il tutto è il risultato di una pratica coercitiva instaurata definitivamente con il Kharma, ovvero la possibilità di migliore o peggiorare le proprie condizioni, attraverso vite successive, fino a giungere alla salvezza spirituale ed uscire dal famoso Samsara, il ciclio delle nascite e delle morti. In India se nasci povero è frutto di una tua colpa commessa in un’esistenza precedente ed il tuo esclusivo impegno è quello di vivere rettamente di modo da passare a miglior vita futura.

Davanti al più affascinante albergo di tutta la Nazione, il Taj Mahal brulicano i mendicanti senza arti superiori ed inferiori, con lo sguardo umile ed intimorito si vergognano a chiedere l’elemosina. Molti di loro sono bambini strappati dai villaggi, mutilati e poi fatti passare per persone handicappate per risultare più pietosi e convincenti. 

Nonostante lo Stato indiano abbia tra le file delle sue liste di partito personaggi illustri come Indira e Sonia Ghandi, simboli di pace, la stragrande maggioranza della popolazione non ha visto risorgere la propria condizione economica e sociale. Questi nomi sono strumenti di facciata, simboli di pace, icone del sacrificio, immagine delle vittime, ma  non hanno alcunchè di veramente attinente con chi è meno agiato. Sono decisamente lontane, più di prima, da quella che è la realtà quotidiana.

Il tasso di analfabetismo raggiunge livelli astronomici, la carenza del servizio scolastico scoraggia i genitori a mandarli a studiare, preferendo per loro una solida mano nelle “aziende” di conduzione familiare, ad esempio nella coltivazione dei campi.

La religione maggiormente praticata è l’induismo, con percentuale non indifferente di musulmani. Tra queste due fazioni sono nati diversi conflitti, soprattutto nel 1993 per l’opera del partito nazionalista Shiv Sena chiamato a risolvere le tensioni scaturite negli slum di Bombay dall’arrivo di troppe persone  in cerca di lavoro. Questo gruppo con il tempo ha avuto rapporti sempre più fitti con la mafia.

Da non dimenticare la presenza caratteristica dei bandati, individui con foulard che girano nelle case dei ricchi a rubare il più possibile ed ad uccidere se necessario. Per loro stessa affermazione è un lavoro come un altro, commissionato da cittadini che chiedono soprattutto l’omicidio per vendetta o gelosia.

La curruzione e le infiltrazioni di cosche mafiose sono quasi pressochè all’ordine del giorno.

Le cooperative del credito agricolo sviluppatesi per far fronte allle difficoltà dei coltivatori sono gestite da professionisti dell’estorsione con residenza all’estero, pronti a chiedere soldi anche ai meno abbienti e fortunati. 

La condizione delle donne è tutto fuorchè egualitaria a quella maschile. Tradizione vuole che la donna sposata vada a vivere dalla famiglia del marito e non le sia permesso di ritornare dai suoi genitori, salvo per la nascita di un bebè, per il quale concedono un giorno all’anno.

In questo quadro povero la mancanza di cultura e di conoscenza non permette a gran parte delle persone di pensare che una vita migliore è possibile, di coltivare almeno l’illusione della prosperità, di serbare la speranza, di non arrendersi ma perseverare nella lotta quotidiana che la nostra esistenza ci costringe ad affrontare.

Adesso avrete un’idea più chiara di quanta spiritualità possa ancora conservare la popolazione indiana.