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Aug 28 2008

Chi comanda la vita?

Attualità Lorenzo @ 13:29

Eluana Englarodi ieri de La Stampa mi sono soffermato con attenzione ad un articoletto di fondo a pag. 13 in cui viene posto alla luce il dibattito tra il cardinale Bagnasco, Presidente della CEI e il padre di Eluana Englaro, la ragazza che si è trovata a “vivere” per quindici anni in uno stato vegetativo permanente grazie all’alimentazione di una macchina artificiale.

Da quel lontano 18 Gennaio 1992,  quell’incidente  con la sua vettura ridotta a rottami a seguito di uno schianto contro un muro nei pressi di Lecco, è iniziato un lungo calvario per la giovane.

I vari tentativi dei familiari di porre fine all’artefatto rifornimento biologico non hanno avuto buon esito. Il dolore per l’impossibilità di rispettare la volontà della figlia di non continuare la sua “esistenza”, di riacquistare un briciolo di dignità da una condizione che ne concedeva ben poca, di avere la  gioia di percepire il mondo e le sue bellezze sta per raggiungere i limiti di sopportazione.

Così il ricorso alla Procura della Repubblica di Milano è stato presentato e con esso l’eventualità di trovare una linea di vedute comeune dalla più grande Istituzione morale del mondo, quella Chiesa di Roma, impersonificata dall’arcivescovo di Genova Bagnasco, preoccupata di come la situazione abbia preso binari di irragionevolezza e di mancato rispetto per la vita.

Angelo BagnascoNelle sue testuali parole c’è il rischio di una “consumazione di una vita per sentenza”, nonostante dichiari il dovere di partecipare all’afflizione che colpisce sempre più la famiglia della ragazza.

Non si fanno attendere le repliche del padre di Eluana, il quale afferma come “questa situazione è stata creata clinicamente e se ne deve uscire clinicamente”, secondo l’idea che la natura deve fare il suo corso.

Il paragone dello stato di Eluana a quello di un bambino che ha bisogno di mangiare e di bere non pare sia stato felice da parte dell’Arcivescovo di Genova. Le circostanze sono differenti, ivi si tratta di un ricorso riguardo alle cure mediche da apportare alla giovane, non ad un’eutanasia, rifutate perchè viste in un contesto di accanimento terapeutico. In definitiva si tratta di dare una mano ad una “vita” già messa in ginocchio, in uno stato più doloroso del coma, più prossimo alla morte, cui ulteriori misure terapeutiche potrebbero portare a un risultato inefficace.

Non si è fatta attendere la mozione dall’onorevole Francesco Cossiga, firmata a ruota da esponenti del Pdl, dell’Udc e della Lega. C’è la preoccupazione che la Magistratura possa voler legiferare su di un tema così delicato invece di lasciare il compito a chi ne è autorizzato.

Mi viene da chiedermi: “Qual’è il confine tra la vita e la morte? Come si può dipanare filosoficamente una questione così delicata, in cui è sottile il rapporto tra le parti così come labili sono le ragioni sia dall’una che dall’altra sponda?”

Meglio privilegiare la natura, il corso della vita con le sue disgrazie, le sue perdite o intervenire artificialmente con macchine che forniscono idratazione ad un corpo biologicamente finito? 

Ma poi non è un po’ strano pensare di poter garantire la sussistenza di una persona quando essa senza l’intervento di agenti esterni che non riguardano il normale ciclo di respirazione organica presente in ciascuno di noi, sarebbero “morti”?

La vita è unica perchè viene da ciascuno di noi e verso ciascuno di noi che essa deve fare capolino. Noi siamo la sorgente di noi stessi, non deriviamo da fonti alternative. Quando cessiamo di rifornire il nostro io, l’involucro di carne, di quelle parti necessarie per mantenersi in contatto con il mondo finiamo di vivere.

Poi, la morte naturale di un individuo non è dovuta al mancato funzionamento di funzioni fisiologiche? Il soffio vitale, l’anima, come gli stessi fedeli ammetteranno,  persiste anche dopo l’esistenza terrena. Perchè allora costringerla a rimanere ingabbiata in uno pseudo-contenitore di carne ormai putrefatto dalle anomalie del sistema cardiocircolatorio, incapace persino di rendere soddisfabili i bisogni primari?

E’ un tema troppo difficile per cui non sono sicuro di non aver detto delle inesattezze o aver trapelato incoerenza nei mie ragionamenti.

Fonte: La Stampa,  Mercoledì 16 Luglio 2008 

Immagine n°1: Eluana Englaro da www.zadig.it

Immagine n°2: Angelo Bagnasco da it.wikipedia.org

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

 

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