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Aug 28 2008

L’uomo di Aran

Documentario Lorenzo @ 10:52

Locandina del filmProduzione: Gran Bretagna

Anno: 1934

Regista: Robert Flaherty

Intepreti principali: Colman King, Maggie Dirane

Genere: Documentario

Durata: 75 minuti

 

 

Gruppi di tre isolette sperdute nel pacifico nella Repubblica d’Irlanda. Di là, a pochi chilometri, una delle più rigogliose società occidentali nel micro continente del Regno Unito. Ma qui gli abitanti non superano il migliaio (la più grande arriva a 831). Terra inospitale tenuta in piedi da immensi lastroni di calcare sopra il livello del mare, i quali forniscono la superficie dove gli uomini battono i piedi in cerca di qualcosa per sopravvivere.

Non c’è modo migliore di iniziare la visione di questo capolavoro del padre del documentario con un bel cartello (scritta bianca su sfondo nero) che introduce a chiare lettere l’impervietà dei luoghi narrati e la forza dirompente del mare a picco sulle coste di queste piccole aree galleggianti.

Proprio per l’elemento acqua influenzato dai climi torrenziali dell’inverno sono facili in quella fascia dell’anno periodi di magra ed è altrettanto indispensabile ottenere una scorta di riforniture di prima necessità per arrivare indenni alla primavera.

Una caratteristica geologica impressa nella storia passata è la presenza di Warmhole (letteralmente buchi di verme), ovvero scogliere ripide sul mare composte da insenature dalla forma e profondità simle a una grotta.

E’ su quest’opera naturale grandiosa, modellata nel corso dei secoli dall’azione erosiva dell’Atlantico, si svolge una delle sequenze più incredibile e affascinante. Il bambino che pesca nelle acque fredde non attraverso una normale canna da pesca, ma bensì aiutato da una lunghissima corda al cui termine è legato l’amo fatto di rocce calcaree unite ad alimenti.

Da questi gesti quotidiani arriva , un giorno, una sorpresa. Tra le acque sottostanti improvvisamente si aggira un’enorme preda, un vero e proprio “mostro” dei mari. Il cartello ci aiuta a capire che si tratta dello squalo elefante, la più grande specie marina che popola l’Atlantico e forse anche il mondo intero (a quell’epoca non c’erano la quantità di tecnologie e risorse per compiere ricerce importanti sulle razze che popolavano le acque).

Dopo una prima fase di terrore mista a curiosità, il bambino corre in fretta e furia ad avvisare gli atri abitanti della succulenta preda. Non hanno mai avuto la possibilità di avere una scorta di cibo così imponente.

Il momento della caccia, con i tre uomini più adulti che salgono sull’imbarcazione e si dirigono con arpioni nei dintorni dell’animale è la più ricca di tensione e paura. In queste scene Flaherty effettua una manipolazione del filmografico (intervento sulla macchina da presa durante le riprese) adottanto un montaggio alternato fatto di continui cambi d’inquadratura in perfetto stile griffithiano.

Questa strategia, come ha dimostrato il padre di questa invenzione, è molto efficace nel creare la suspence, e ancor di più la curiosità di capire quale sarà l’epilogo dell’azione che stiamo osservando.  

Una volta catturato, dal fegato dell’animale verrà ricavato anche l’olio. 

Altro elemento interessante è la presenza sia nelle fasi iniziali che in quelle finali della natura nel suo aspetto più dirompente, nella sua forza intrinseca. Le acque mosse dell’oceano sbattono  violentemente contro le coste alzando scie di vapore oltre le scogliere. 

Un cerchio che si chiude, una fase ciclica del tutto simile a quella che regola gli equilibri tra gli elementi naturali. Come se  l’irruzione non desiderata dell’uomo nel fragile ecosistema (vedi cattura dello squalo elefante) avesse provocato una reazione maggiore se non eguale e contraria di quest’ultimi.

La pellicola, quindi, si chiude come ha incominciato. Lotta, speranza illusoria nel mezzo, di nuovo lotta disperata per la sopravvivenza.

Fonte: immagine tratta da Mymovies

 

 

 

 

 

 

 

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