Aug 28 2008
Lussuria

Produzione: Cina, USA
Anno: 2007
Regista: Ang Lee
Cast: Tony Leung, Joan Chen, Lee-Hom Wang, Tang Wei, Wang Leehom
Durata: 160 minuti circa
Il plurivincitore Ang Lee (4 oscar per “La tigre e il dragone”, un leone d’oro e tre oscar per “I segreti di Brokeback Mountain”) torna con una nuova avvincente pellicola, impregnata di scandalo.
In una Shangai del 1942 sconvolta dalla colonizzazione giapponese, un gruppo di ragazzi frequentanti la stessa compagnia teatrale sono animati da una vigorosa volontà di riscatto patriottica.
Fa parte del gruppo Wang Jiazhi, giovane studentessa universitaria incaricata dalla resistenza di entrare nelle grazie del nemico Yee, un politico corrotto al soldo dei rivali giapponesi il cui l’obiettivo è quello di mantenere una “pace” apparente, un armistizio destinato a svanire presto con l’arrivo degli americani.
Uno stralcio della partita a Mahjong dove le donne discutono, scherzano, creano un’alchimia solidale, si danno consigli, si prestano abiti e infomazioni sui negozi della città. Il loro angolo di pace lontani dalle grinfie dei rispettivi mariti.
Un quartiere popolare sede del governo collaborazionista, le prime telefonate in un elegante caffè della Wang, uno dei punti di ritrovo dei militanti, il dietro le quinte che si differenzia dal palcoscenico dei salotti buoni, delle passeggiate aristocratiche nei negozi, delle cene a casa delle “amiche”.
La giovane si cala molto bene nella parte, già dagli sguardi nascosti e penetranti del sign. Yee s’accorge che la sua strada comincia in discesa. Gli occhi infuocati dell’uomo non appena incrocia i suoi fanno scattare una primordiale scintilla.
Ma si può dir nulla di tutto ciò se paragonato all’incredibile turbolenza corporale, all’ardore vivo delle effusioni, al profumo delle pelli che inebriano la mente protandola in uno stato di trance e lasciando fuoriuscire tutta la pulsione creativa e “distruttiva” dell’animale.
Sono le eccitanti, stimolanti, vibranti scene di sesso a costruire il pathos necessario per calamitare l’attenzione di uno spettatore distrutto psicologicamente dai primi tre quarti d’ora di una scenggiatura sospesa, indecisa su quale direzione prendere, quale senso andare a colpire.
Dal momento della loro unione simbiotica, le prove di Tony Leung e Wai Tang assumono due impronte nette e precise, ci trasferiscono l’intensità e la spontanietà dei loro gesti, indirizzano il racconto nella matassa principale, complicatissima da slegare.
Farsi prendere dalla passione più soffocante, dedicare anima e corpo ad una persona, tormentarsi per sentirla vicina, oppure cedere al sentimento di alta riconoscenza verso la propria Nazione combattendo al suo fianco in una resistenza?
In una Nazione dove non v’è pietà per i traditori, dove si dimostra che lo spirito nazionale non è solo appannaggio dei Giapponesi, dove se “pugnali” qualcuno alle spalle riceverai la stessa moneta o una pena più alta, come la morte, non sembra affatto semplice scegliere…
Fonte: immagine tratta da Mymovies