Metropolis

by director at 6 Aug 2008 in Cinema

Tags: ,

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars6 Stars7 Stars8 Stars9 Stars10 Stars
Loading ... Loading ...

Film PosterProduction: Germany

Year: 1927

Director: Fritz Lang

Cast: Gustav Fröhlich, Brigitte Helm, Alfred Abel, Rudolf Klein-Rogge, Fritz Rasp, Theodor Loos, Erwin Biswanger, Heinrich George, Olaf Storm, Hanns Leo Reich

Genre: Science Fiction

Running time: 147 minutes

Anticipatore dei tempi avvenire il regista inquadra una società terribilmente dominata dalle macchine, da esigenze tecnologiche che creano gli schiavi moderni. La città è Metropolis, splendente, futuristica, ordinata, pulita, nella cui superficie albergano i figli della classe sociale dominante, riuniti nel famoso “club dei figli”. Nella parte più bassa vivono i lavoratori, il cui centro nevralgico è costituito da enormi macchina sputa fumo. Prestano la loro opera fino allo sfinimento, continuamente attaccati a questi aggeggi infernali per garantire tutto ciò di cui si serve l’intera metropoli. Un mondo segreto che viene scoperto per la prima volta da Freder, figlio del signore-padrone Joh Fredersen, una realtà sconvolgente per il giovane figlio benestante, abituato a trascorrere la sua esistenza tra serate mondane, party, incontri galanti.

All’improvviso si apre su di lui uno scenario nuovo fatto di oppressione, controllo, routine, disagi di cui gli stessi lavoratori non si rendono conto. E’ una donna, Maria, colei che gli aprirà gli occhi mostrando i figli dei lavoratori, quelle piccole creature a cui il destino ha riservato una vita di sacrificio e proivazioni. Ma essi sono fratelli, tali e quali dei figli di sopra, braccio operante di un’unica mente, il completamento della grande produzione industriale. Sorpreso per le condizioni a dir poco indecorose cui sono costretti a lavorare, assiste all’incidendio della macchina-cuore, la Mologh, informa il padre, mostra le sue preoccupazioni per un equilibrio precario che rischia di saltare da un momento all’altro.

E se un giorno dovessero ribellarsi? Non ha tutti i torti Freder a porre questi interrogativi a Joh, il quale dimostrando glaciale sicurezza continua nella sua opera industriale.

Il suo mondo è perfetto così, con persone di serie A e persone di serie B, come nell’ordine naturale delle cose, in una gerarchia frutto delle differenze tra gli uomini, delle loro capacità intellettive. Anzi, la sua prima preoccupazione è rivolta al suo assistente Josaphat, rimproverato per non aver comunicato gli incidentei occorsi alla macchina-cuore prima, alla macchina M dopo in tempo debito.

Per questo viene licenziato, scatenando la disperazione più profonda nel suo ormai ex-assistente. Essere destituiti da un incarico ad opera del Fredersen significa dover passare il resto della propria esistenza nell’infernale città sotterranea.

Freder mostra da subito compassione ed empatia per quello che sta vivendo Josaphat, gli propone di andare a vivere con lui e di prendere il suo turno alle macchine. Tra i lavoratori si sta diffondendo un piano per uscire da questa condizione. Fredersen entra in possesso di una mappa in cui sono indicate catacombe bimillenarie situate sotto il piano degli operai. In quei luoghi avvengono riunioni segrete dove si discute il piano d’azione, si pensa a nominare un mediatore in grado di riscattere sotto il profilo dei diritti questa massa di umili sgobboni. A presiedere questi “consigli” una giovane donna Maria, una guida per questo popolo, una donna umile al servizio del prossimo.

Il signor Joh Fredersen non vuole che cresca tra i lavoratori l’assenso alla mediazione con il potere, chiede aiuto all’inventore Rotwang, in procinto di rivoluzionare l’intero metodo di produzione progettando il primo esemplare di Uomo-macchina. Vuole disseminare zizzania e sfiducia verso la donna che si erge a rappresentante delle richieste mosse dagli operai. Il geniaccio, vecchio, brutto scienziato-creatore vuole impossessarsi del volto della giovine per poter eliminare Joh, suo figlio e l’intera città, visto che ha un conto aperto con la signoria di Metropolis. All’ingresso del suo laboratorio è presente una testa di donna volta a  simboleggiare la moglie Hel, scomparsa tragicamente per cause che hanno attinenza con  il signor Joh.

La Donna-macchina viene consegnata agli operai, opera chirurigicamente per creare il consenso unanime di demolizione delle macchine. Al grido “le macchine ci hanno rovinato la vita” si scatena un’accesa rivolta, della quale il capo-mastro Grot cerca di spegnere i focolai più forti, persuadendoli a non mettere a serio rischio la loro stessa esistenza. Ma ormai la frittata è fatta, tutto il piano viene inondato e si crea un caos  irrealisticamente contrapposto all’ordine e compostezza  della  vita di prima.

Si braccano più figli che si può per portarli in salvo, senza più casa dove accudirli. Si riversa tutta la colpa della distruzione del piano a Maria, d’improvviso additata come la strega cattiva. Ignari della mancanza d’umanità ma consci della sola parvenza esteriore, durante il rogo scoprono di essere stati fregati da una macchina. La vera Maria ha messo in salvo i figli del Club ed ora è inseguita dal perfido Rotwang, desideroso di trasformarla nella sua vecchia compagna per la vita. Dopo un inseguimento mozzafiato, l’inventore precipita dal balcone di un palazzo e muore. La scena finale mostra il signor Fredersen e il capo-mastro Grot intenti a stringersi la mano non con qualche difficoltà. C’è bisogno del cuore per far collaborare la mente e le braccia, così Freder si propone di contribuire alla pacificazione.

Un botta conclusiva intrisa di romanticismo di un film muto definito come il capostipite del genere Fantascienza. Ispiratore di Blude Runner e Brazil ha tutti i crismi dell’opera lirica, divisa in tre atti: Prologo, Intermezzo, Furioso ed è stata inserita nel 2001, nel registro Memory of the World, un porgetto dell’UNESCO che mira a salvaguardare le opere più importanti nella storia dell’umanità.

Fonte: immagine tratta da Cinema del SIlenzio

  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google
  • LinkedIn
  • Live
  • Technorati
  • Wikio
  • Fark
  • YahooMyWeb
 

One Flew Over the Cuckoo’s Nest

by director at 5 Aug 2008 in Cinema

Tags: ,

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars6 Stars7 Stars8 Stars9 Stars10 Stars
Loading ... Loading ...

Film PosterProduction: U.S.A.

Year: 1975

Director: Milos Forman

Cast: Louise Fletcher, Brad Dourif, Danny DeVito, Jack Nicholson, Christopher Lloyd, Will Sampson, Phil Roth, William Redfield, Michael Berryman, Peter Brocco, Dean R. Brooks, Alonzo Brown, Scatman Crothers, Mwako Cumbuka, William Duell, Josip Elic, Lan Fendors, Nathan George, Ken Kenny, Anjelica Huston.

Genre: Drama

Running Time: 127 minutes

Trae isparazione dal romanzo omonimo di Kesey realizzato nel 1962. Lo scrittore americano, cause controversie legali non volle vedere il film e tuttora non ne è a conoscenza. Una delle pietre miliari della storia cinematografica mondiale analizza con esarcebante lucidità l’atteggiamento ignorante della società verso lo stato di malattia mentale dei suoi membri. Ieri come oggi è sempre stato difficile rendere chiaro il confine tra “pazzia” e “sanità”, “normalità” e “anormalità”.  In mezzo , una serie di regole del cosiddetto vivere civile, della buona educazione, dell’ottemperanza ai propri doveri e della mancanza di cattiveria. Ma poi, cos’è veramente questa cattiveria? Sta forse nelle lamentele del signor McMurphy per la mancata possibilità di vedere una partita di baseball, o nell’assoluto divieto posto della Caposala Ratched attraverso un insensato gioco democratico di alzata di mano? Sta nei continui divieti imposti alla libera espressione individuale, quella atavica, di voler passare parte della giornata a divertirsi come fanno tutte le persone “normali” di questo mondo?

L’arrivo di McMurphy nell’Istituto è seguito da un colloquoio di presentazione con il direttore Spivey con cui manifesta dubbi costanti sul motivo per cui è finito lì dentro. Gli viene rivolto ii capo d’accusa, indisponenza al lavoro. Lui proprio non sa cosa farsene di questa imputazione, non capisce perchè tutte queste domande

Il Dottor Spivey gli suggerisce: “Beh, il vero motivo per cui Lei è stato mandato qui è perché vogliono che Lei sia vagliato. Per stabilire se Lei è ammalato di mente oppure no”. Le risposte sembrano troppo convincenti per poter pensare che lo sia.

All’interno della struttura riesce subito a fare amicizia con gli altri inquilini, si dimostra socievole, ha il vizio dell’umorismo, persino quando si avvicina ad un uomo grande e grosso con i capelli lunghi e la pella scura dei nativi indiani d’America.

Gioca a carte, borbotta, dimostra i primi cenni di cedimento quando rimprovera Martini di avere la testa da un’altra parte mentre sta giocando. Scommette, utilizza le sigarette come fish, vince. Qualcuno comincia a lamentare la mancanza di cicche, piange come un bambino, non soppota l’idea di non fumare. La Caposala si vede costretta a razionalizzare il loro consumo, Randall non ci sta, nasce un parapiglia con i vigilanti, pugni secchi che lo costringono a cure cautelative nel reparto agitati.

La partita a scacchi sul piano della tensione emotiva si alza quando propone di guardare la partita di baseball, ma viene frenato dal finto quorum proposto da Ratched o quando fugge con i proprio colleghi su di una barca rubata per trascorrere un giorno intero a pescare.

L’aria che tira all’interno dell’ospedale lo soffoca, sente di non essere adatto per sopravvivere a quel luogo, comincia a contare il tempo che lo separa dai sessantotto giorni previsti per la sua degenza. Il fiuto che il clima dentro il manicomio di Salem sta diventando irrespirabile diventa una certezza quando una guardia lo convince di spegnere le sue illusioni per l’uscita imminente, dato che non è lui a decidere chi deve continuare a restare o può andare.

Tutto si presenta più duro del solito, metterebbe a dura prova i nervi della persona più equilibrata del mondo, specialmente se addossato ad un animo caratterizzato da una spinta naturale tendenzialemente contro le regole.  S’innesca una spirale di violenza in cui è difficile capire chi eserciti più violenza, se i controllati o i controllori.

Centrale nell’opera è la funzione dell’istituto, micromondo alternativo al mondo di fuori dove si tenta di ispessire ancor di più le norme, cercando di limitare il problema mentale restringendo il suo campo d’azione. Così, una forza  poderosamente trasgressiva o diventa come una bolla piena di veleni pronti ad emergere fuoriuscendo dal loro contenitore  o finisce per essere schiacciata definitivamente.

Per McMurphy il destino sceglie la seconda strada. Messo a dura prova da continui elettroshock per calmare i suoi ripetuti scatti d’ira, il suo stato degenera a livelli vegetativi impensabili fino alla definitiva dabbenaggine a causa dell’esportazione di una parte del cranio.

Il finale lascia spazio alla speranza, il Grande Capo indiano sfonda la porta d’ingresso dell’istituto e fugge verso la libertà…

N.B. Un opera che ha conquistato cinque Oscar agli Awards del 1976, per la regia, miglior attore protagonista Jack Nicholson (alias McMurphy), Louise Fletcher (Miss Ratched), miglior film, miglior scenggiatura. Per Il ruolo di protagonista erano stati chiamati personaggi del calibro di Marlon Brando, Kirk Douglas, Gene Hackman. Per la scelta dell’attrice appena una settimana prima dell’inizio delle riprese è stato ufficializzato il nome della Fletcher.

Fonte: immagine tratta da  Mymovies

  • Digg
  • Sphinn
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Mixx
  • Google
  • LinkedIn
  • Live
  • Technorati
  • Wikio
  • Fark
  • YahooMyWeb


Copyright © 2008 Yanub All rights reserved. Theme by Laptop Geek.