Metropolis
Tags: Cinema, Science fiction
Year: 1927
Director: Fritz Lang
Cast: Gustav Fröhlich, Brigitte Helm, Alfred Abel, Rudolf Klein-Rogge, Fritz Rasp, Theodor Loos, Erwin Biswanger, Heinrich George, Olaf Storm, Hanns Leo Reich
Genre: Science Fiction
Running time: 147 minutes
Anticipatore dei tempi avvenire il regista inquadra una società terribilmente dominata dalle macchine, da esigenze tecnologiche che creano gli schiavi moderni. La città è Metropolis, splendente, futuristica, ordinata, pulita, nella cui superficie albergano i figli della classe sociale dominante, riuniti nel famoso “club dei figli”. Nella parte più bassa vivono i lavoratori, il cui centro nevralgico è costituito da enormi macchina sputa fumo. Prestano la loro opera fino allo sfinimento, continuamente attaccati a questi aggeggi infernali per garantire tutto ciò di cui si serve l’intera metropoli. Un mondo segreto che viene scoperto per la prima volta da Freder, figlio del signore-padrone Joh Fredersen, una realtà sconvolgente per il giovane figlio benestante, abituato a trascorrere la sua esistenza tra serate mondane, party, incontri galanti.
All’improvviso si apre su di lui uno scenario nuovo fatto di oppressione, controllo, routine, disagi di cui gli stessi lavoratori non si rendono conto. E’ una donna, Maria, colei che gli aprirà gli occhi mostrando i figli dei lavoratori, quelle piccole creature a cui il destino ha riservato una vita di sacrificio e proivazioni. Ma essi sono fratelli, tali e quali dei figli di sopra, braccio operante di un’unica mente, il completamento della grande produzione industriale. Sorpreso per le condizioni a dir poco indecorose cui sono costretti a lavorare, assiste all’incidendio della macchina-cuore, la Mologh, informa il padre, mostra le sue preoccupazioni per un equilibrio precario che rischia di saltare da un momento all’altro.
E se un giorno dovessero ribellarsi? Non ha tutti i torti Freder a porre questi interrogativi a Joh, il quale dimostrando glaciale sicurezza continua nella sua opera industriale.
Il suo mondo è perfetto così, con persone di serie A e persone di serie B, come nell’ordine naturale delle cose, in una gerarchia frutto delle differenze tra gli uomini, delle loro capacità intellettive. Anzi, la sua prima preoccupazione è rivolta al suo assistente Josaphat, rimproverato per non aver comunicato gli incidentei occorsi alla macchina-cuore prima, alla macchina M dopo in tempo debito.
Per questo viene licenziato, scatenando la disperazione più profonda nel suo ormai ex-assistente. Essere destituiti da un incarico ad opera del Fredersen significa dover passare il resto della propria esistenza nell’infernale città sotterranea.
Freder mostra da subito compassione ed empatia per quello che sta vivendo Josaphat, gli propone di andare a vivere con lui e di prendere il suo turno alle macchine. Tra i lavoratori si sta diffondendo un piano per uscire da questa condizione. Fredersen entra in possesso di una mappa in cui sono indicate catacombe bimillenarie situate sotto il piano degli operai. In quei luoghi avvengono riunioni segrete dove si discute il piano d’azione, si pensa a nominare un mediatore in grado di riscattere sotto il profilo dei diritti questa massa di umili sgobboni. A presiedere questi “consigli” una giovane donna Maria, una guida per questo popolo, una donna umile al servizio del prossimo.
Il signor Joh Fredersen non vuole che cresca tra i lavoratori l’assenso alla mediazione con il potere, chiede aiuto all’inventore Rotwang, in procinto di rivoluzionare l’intero metodo di produzione progettando il primo esemplare di Uomo-macchina. Vuole disseminare zizzania e sfiducia verso la donna che si erge a rappresentante delle richieste mosse dagli operai. Il geniaccio, vecchio, brutto scienziato-creatore vuole impossessarsi del volto della giovine per poter eliminare Joh, suo figlio e l’intera città, visto che ha un conto aperto con la signoria di Metropolis. All’ingresso del suo laboratorio è presente una testa di donna volta a simboleggiare la moglie Hel, scomparsa tragicamente per cause che hanno attinenza con il signor Joh.
La Donna-macchina viene consegnata agli operai, opera chirurigicamente per creare il consenso unanime di demolizione delle macchine. Al grido “le macchine ci hanno rovinato la vita” si scatena un’accesa rivolta, della quale il capo-mastro Grot cerca di spegnere i focolai più forti, persuadendoli a non mettere a serio rischio la loro stessa esistenza. Ma ormai la frittata è fatta, tutto il piano viene inondato e si crea un caos irrealisticamente contrapposto all’ordine e compostezza della vita di prima.
Si braccano più figli che si può per portarli in salvo, senza più casa dove accudirli. Si riversa tutta la colpa della distruzione del piano a Maria, d’improvviso additata come la strega cattiva. Ignari della mancanza d’umanità ma consci della sola parvenza esteriore, durante il rogo scoprono di essere stati fregati da una macchina. La vera Maria ha messo in salvo i figli del Club ed ora è inseguita dal perfido Rotwang, desideroso di trasformarla nella sua vecchia compagna per la vita. Dopo un inseguimento mozzafiato, l’inventore precipita dal balcone di un palazzo e muore. La scena finale mostra il signor Fredersen e il capo-mastro Grot intenti a stringersi la mano non con qualche difficoltà. C’è bisogno del cuore per far collaborare la mente e le braccia, così Freder si propone di contribuire alla pacificazione.
Un botta conclusiva intrisa di romanticismo di un film muto definito come il capostipite del genere Fantascienza. Ispiratore di Blude Runner e Brazil ha tutti i crismi dell’opera lirica, divisa in tre atti: Prologo, Intermezzo, Furioso ed è stata inserita nel 2001, nel registro Memory of the World, un porgetto dell’UNESCO che mira a salvaguardare le opere più importanti nella storia dell’umanità.
Fonte: immagine tratta da Cinema del SIlenzio















