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Aug 28 2008

Monnezzopoli/2

Beppe Grillo innominato @ 15:40

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giù le mani dalle cave di Chiaiano

Ho parlato con Walter Ganapini, presidente di Greenpeace e consulente a Napoli per l’emergenza rifiuti.
Ganapini ha scoperto una discarica realizzata nel 2003 (con vasche di sfogo per il percolato, argille in regola e tutto quanto) e mai utilizzata a Parco Saurino presso Santa Maria La Fossa (Caserta) della capacità di 400.000 metri cubi pari a 800.000 tonnellate (con pochi lavori estendibile ad un milione di tonnellate) in pratica il quantitativo prodotto dalla Campania in 5 mesi (differenziata inclusa). E’ la terza vasca di due già usate.
Se utilizzata in questi anni in un sistema funzionante al “minimo” con differenziata non si sarebbe mai avuta un’emergenza rifiuti. A regime, con un sistema di differenziata può durare diversi anni per tutta la Campania.
Se questa discarica esiste perché non viene usata? Perché nessuno ne parla? Chi ha interesse a coprire Monnezzopoli con il silenzio dei magistrati e l’intervento dell’esercito? Se questa discarica esiste perchè utilizzare Chiaiano?

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del 25 maggio 2008

Aug 28 2008

Monnezzopoli/ 3 Bokassa Bassolino

Beppe Grillo innominato @ 15:40

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Clicca l’immagine: Intervista a Ganapini

In Campania l’emergenza è stata voluta. Un segnale l’ho avuto il 23 febbraio 2008. 30.000 ragazzi e ragazze dei MeetUp sono scesi in piazza Dante a Napoli per far festa e insieme insegnare come ridurre e differenziare i rifiuti, fare la raccolta porta a porta, il compostaggio, il trattamento meccanico biologico. E pretendere centri di riciclo come quello di Vedelago che trasformano, senza bruciare, gli scarti in sabbie sintetiche per l’edilizia. Uno Stato serio avrebbe portato quei giovani su un palmo di mano come esempio per Napoli e la Campania. Uno Stato colluso li ha censurati. L’evento, raccontato dalle telecamere di BBC, CNN ed altri media stranieri, è stato oscurato da tg e giornali nazionali, tanto che David Willey, corrispondente dall’Italia della BBC commentò: “Aprire i giornali il giorno seguente e non trovare notizie è imbarazzante, ma è chiaro che in Italia manca una stampa libera e indipendente”.
L’emergenza è un film già scritto. Invece di fare la raccolta porta a porta a Napoli con un piano dettagliato, realizzato e pagato nel 2003, si va avanti con inceneritori e discariche. Nonostante 53 tra arresti e rinvii a giudizio, tra cui Bassolino e amministratori delegati di Fibe e dell’Impregilo.
260 Comuni sono partiti con la raccolta differenziata in Campania, tre mesi fa erano 146. Altri 98 si uniranno a breve. In  televisione si parla solo di inceneritori e discariche invece di spiegare come ridurre i rifiuti e differenziarli.  L’Unione Europea ha bocciato il piano Berlusconi ed i media ed i politici parlano solo di “dubbi” .
Nessuno  parla delle priorità d’intervento secondo l’Europa. Solo discariche, inceneritori, discariche (CHI CI GUADAGNA?), per scoprire, come ha fatto Walter Ganapini, membro onorario del Comitato Scientifico dell’ Agenzia Europea per l’Ambiente, che, dal 2003, esiste una discarica che avrebbe evitato l’emergenza rifiuti.
Ascoltate la sua intervista.

Chiedo l’intervento della Corte dei Conti e dell’Unione Europea sui piani per la differenziata porta a porta mai attuati. Sui miliardi di euro di finanziamento europeo scomparsi nel nulla. Cari europei, come vi ho già chiesto a novembre a Strasburgo, fermate ogni finanziamento pubblico a Bokassa Bassolino e ai suoi cannibali. L’Italia ve ne sarà grata.

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Aug 28 2008

Unici colpevoli: i cittadini

Beppe Grillo innominato @ 15:40

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Riporto di seguito il testo dell’intervento di Marco Travaglio.
“Buongiorno a tutti. Spero si possa ancora dire che l’intervento del Capo dello Stato in occasione della festa del 2 giugno tenuto ieri è stato tutt’altro che soddisfacente. Io per esempio non l’ho condiviso per niente. Non perché i principi che ha enunciato non siano giusti: basta con l’intolleranza, basta con le ribellioni allo Stato. Dipende da che cosa sta dicendo e a chi si sta riferendo. Si riferiva a Bossi? Che ha di nuovo minacciato che se non si faranno le riforme che vuole lui di marciare su Roma con cinquecentomila padani, peraltro tutti da individuare. Non si sa se questa volta armati, disarmati, travestiti da Obelix, o come diavolo si presenterebbero. Si riferiva a Berlusconi, che si è appena ribellato allo Stato, cioè agli arresti disposti dalla magistratura napoletana per lo scempio dei rifiuti, per le discariche truccate, per la monnezza non trattata che veniva nascosta sotto lievi coltri di monnezza trattata e magari anche profumata con la calce viva come dalle intercettazioni dell’enturage di Bertolaso e dalla immarcescibile FIBE-FISIA del gruppo Impregilo che hanno continuato a lucrare soldi nostri senza smaltire un grammo di rifiuti? Si riferiva a ..? Chi sono quelli che si ribellano allo Stato? Sono quelli che vogliono abolire le intercettazioni perché funzionano troppo, come hanno dimostrato anche in questo caso? Berlusconi ha approfittato del ricevimento al Quirinale per primo giugno per annunciare una legge contro le intercettazioni, cioè per disarmare una magistratura che già è stata messa in ginocchio da quindici anni di riforme di destra e sinistra che ormai provocheranno a ben breve il risultato della chiusura di alcuni tribunali e di alcuni uffici giudiziari che dichiareranno fallimento. Chi si ribella allo Stato è per caso chi manda a fare carotaggi e analisi a Chiaiano e poi dà i risultati prima che siano finiti i carotaggi medesimi dicendo che va tutto bene e che quello è il posto giusto per portarci l’immondizia? In una delle poche oasi incontaminate, dove si coltivano frutti di eccellenza, dove a pochi passi ci sono gli ospedali, nel centro della città. Quelli che si ribellano allo Stato chi sono? Sono quelli che dal 1999 calpestano le sentenze della Corte Costituzionale, del Consiglio di Stato, della Corte Europea di Giustizia, le messe in mora e le procedure di infrazione della Commissione Europea sulle frequenze concesse a Rete4 senza concessione, anziché a Europa7, che la concessione ce l’ha? Chi si ribella allo Stato chi è? Quello che stava facendo fallire definitivamente Alitalia dopo aver messo in fuga i francesi di Airfrance che l’avrebbero probabilmente salvata? Chi si ribella allo Stato è per caso il senatore Schifani, presidente del Senato, che oggi regala le costituzioni ai bambini e che ha dato il suo nome, Schifani, a una delle leggi più incostituzionali che si ricordino, il “lodo Schifani”, che garantiva l’impunita alle cinque più alte cariche dello Stato, soprattutto a una, la più bassa, e che fu incenerito dalla Corte Costituzionale nel 2003? Chi si ribella allo Stato sono i politici campani, di cui Napolitano fino a prima di essere eletto presidente della Repubblica faceva parte, perché è li che aveva il suo collegio elettorale, che hanno creato per quindici anni l’emergenza immondizia e che adesso pretenderebbero di farla risolvere dagli stessi che l’hanno creata, compreso Bertolaso, che due anni fa era commissario alla monnezza e che non ha combinato niente, come tutti gli altri e che adesso viene riproposto, come la peperonata che ritorna sempre su, a risolvere un problema che anche lui ha contribuito a creare e ad aggravare? Chi si ribella allo Stato è chi non ha dato la protezione a questo imprenditore che aveva cominciato a parlare e che per questo è stato ammazzato, come tutti quelli che parlano in Campania, come in Calabria, come in Sicilia? Chi si ribella allo Stato è forse chi ha definito in campagna elettorale “eroe” Vittorio Mangano, cioè un malavitoso che non ha parlato? Allora, se in questo Paese gli eroi sono i mafiosi che non hanno parlato, allora questo che è stato ucciso per ha parlato non era un eroe. Dobbiamo decidere…

Aug 28 2008

Comunicato politico numero tredici

Beppe Grillo innominato @ 15:40

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Le elezioni hanno lasciato un senso di vuoto. Vuoto di rappresentanza. Vuoto di partecipazione. Il voto è stato soltanto una croce. Un gesto rituale. I partiti erano uno e bino, psiconano e Topo Gigio. PDL e PD-meno-elle. Stesse logiche di potere. Stessa paura di perdere il potere. Stesso programma. Stessi candidati, intercambiabili, Ichino, Calearo, Carra, Ciarrapico. In passato gli italiani hanno scelto. Per la Repubblica o per la Monarchia. Per il fronte socialcomunista o per la Democrazia Cristiana. Hanno deciso del loro futuro. Gli italiani hanno votato per il divorzio, per l’aborto, per il no al nucleare. Per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Per una nuova legge elettorale. In passato sono stati elettori, opinione pubblica, movimenti. Oggi non sono più niente. Hanno la consapevolezza di non avere riferimenti. Nessuna istituzione si fa voce per i cittadini. La paura del cambiamento rende tutti parenti, complici, da Morfeo in giù. I partiti stanno spogliando la democrazia una foglia alla volta, come un carciofo. Una piuma alla volta, come una gallina. Il cittadino sente solo un leggero dolore. La democrazia diventa dittatura, ma non lo sa nessuno. La Costituzione è un peso insopportabile per i partiti. Organizzano larghe intese per cambiarla. Un inciucio benedetto dal Capo dello Stato. La magistratura è quasi impotente. La legge sulle intercettazioni le darà il colpo finale. La Polizia, per ammissione del suo capo, vive in un perpetuo indulto. I delinquenti arrestati, un minuto dopo sono fuori, grazie alle leggi ad personam dallo psiconano. L’Italia è fallita per salvare una sola persona. Era meglio dargli l’impunità a vita, un assegno in bianco e un biglietto aereo di sola andata per Hammamet. La politica è morta. I cittadini lo hanno capito, stanno interiorizzando il lutto. Il vuoto. Alla parola futuro si risponde con il vuoto delle parole. Inceneritori, centrali nucleari, militarizzazione del Paese. Il sistema scolastico produce i migliori somari di Europa. Il sistema politico ha sdoganato i pregiudicati in Parlamento. Stanchezza. L’Italia è stanca. Non ha vie di uscita. Il sistema è bloccato. Bokassa Bassolino e Testa d’Asfalto sono la stessa cosa. Si amano senza più nascondersi. I testimoni di Spartacus, il processo a Monnezzopoli, vengono uccisi come le ciliegie. Uno tira l’altro. La scorta per loro non c’è. E, se non c’è, una ragione c’è sempre. I cittadini onesti sono clandestini. Sono maggioranza, ma sfiduciata, perplessa, incredula. In attesa di un segnale. Piccole crepe nei muri. Questa politica finirà, o finirà il Paese. Gli italiani lo sanno, i partiti, forse, non ancora.

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Aug 28 2008

Monnezzopoli 4 / MarceKali

Beppe Grillo innominato @ 15:40

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Pecunia non olet. Per la Confindustria questo è molto più di un comandamento. E’ un modo di essere. La spazzatura olet, ma non per la Marcegaglia. Per lei la monnezza è come lo Chanel numero 5.
L’oncologo Michelangiolo Bolognini fa luce sui veri motivi di Monnezzopoli. Confindustria cambierà presto nome: si chiamerà Puzzindustria in onore della nuova Kali: MarceKali degli inceneritori.

Il sistema industriale italiano è in grave crisi sul versante produttivo. I gruppi industriali che più contano sono ricorsi da un pezzo all’assistenza pubblica, che viene elargita sotto varie forme più o meno mascherate dall’interesse collettivo.
Uno dei casi più rilevanti è stato, ed è, quello delle incentivazioni CIP6 finanziate da una tassa “occulta”, di circa il 7%, sulle bollette elettriche dei consumatori (che avrebbero dovuto finanziare le fonti di energia rinnovabile), beneficiano, con finanziamenti annuali miliardari, soprattutto i proprietari di impianti che bruciano residui petroliferi, i rifiuti e/o le cosiddette “biomasse”.
Gli impianti di incenerimento sono inutili, specie nel caso che si attui una corretta gestione dei rifiuti con raccolta differenziata domiciliari, trasformazione in compost della parte biodegradabile, “umida”, del rifiuto, riciclo e recupero di materiali; questi dati sono noti ed incontrovertibili tra gli esperti.
Nella categoria degli esperti non si ritrovano quindi, con tutta evidenza, i politici professionisti, la “grande stampa”, ed anche l’imprenditoria vincente ed assistita, proprietaria, questa, della “grande stampa”.
Un esempio evidente è stato il discorso di insediamento all’assise di Confindustria dove la neo-presidente Emma Marcegaglia ha così affermato: “I sistemi di gestione dei rifiuti sono molto vicini al collasso in molte regioni, anche perché si dice no ai termovalorizzatori, attivi in tutti gli altri Paesi. Paghiamo i costi più alti d’Europa per l’energia.” Strano, perché la signora Marcegaglia di rifiuti ne dovrebbe sapere qualcosa, visto che ha tre impianti di incenerimento per “combustibile da rifiuti”(CDR) in fase di realizzazione (Massafra, Manfredonia, Modugno), si è poi aggiudicata “l’affidamento del pubblico servizio di gestione del sistema impiantistico di recupero energetico a servizio dei bacini di utenza Lecce1, 2 e 3 ” e gestisce anche la “Filiera Rifiuti Speciali Oikothen” di Augusta, con autorizzazione peraltro sospesa da Regione Sicilia e Comune di Augusta, ed in altra “colonia” meridionale, a Cutro, in Calabria, ha già in attività una Centrale elettrica “a biomasse”.
Strano, anche, che la signora Marcegaglia si lamenti degli alti costi dell’energia visto che quota parte dei sovrapprezzi elettrici, che il consumatore italiano paga con il meccanismo dei CIP6, già arriva alla sua citata Centrale elettrica di Cutro; a tale proposito potrebbe risultare interessante l’ulteriore possibilità di guadagno ottenibile con l’ultima legge Finanziaria
La mossa del governo è chiara, politicamente efficace ed “apprezzabile”, non solo dalle forze politiche della maggioranza, ma anche quelle dell’opposizione, dai cattolici sedicenti difensori della vita, ai democratici “ombra”, fino ai grandi moralisti e moralizzatori per “via giudiziaria”: si trattava e si tratta, per il governo, come pure per l’opposizione, di dare un segnale, “colpire uno per educarne cento” , partendo proprio dal sito più tecnicamente indifendibile, anche perché la vera partita è un’altra: la realizzazione, in Campania, ma anche nel resto d’Italia dei “termovalorizzatori”.
Occorre ricordare come, dopo che per mesi mass media e frotte di politici ignoranti avevano proposto, in modo martellante, la «termovalorizzazione» mediante incenerimento, non solo come soluzione al “problema rifiuti”, ma anche come alternativa alle discariche (dato, quest’ ultimo fantasioso, in quanto se anche la «termovalorizzazione» fosse integrale per tutti i rifiuti, non li eliminerebbe fisicamente, ma si limiterebbe a ridurli a circa il 30% della massa iniziale, oltre a produrrne, a sua volta e in quota non irrilevante, un ulteriore 3-5% e di una tipologia estremamente pericolosa, e tutti questi rifiuti hanno a loro volta bisogno di discariche), si è dovuto finalmente ammettere che è solo con l’utilizzo delle discariche che si può risolvere l’emergenza.
A dispetto infatti di tutte le retoriche inceneritoriste, che sostengono la “termovalorizzazione” come la soluzione di tutto, è stata la chiusura delle discariche allora esistenti in Campania e la mancata previsione di nuove discariche nel cosiddetto “ciclo integrato dei rifiuti”, insieme alla infima qualità degli impianti delle imprese del gruppo Impregilo di Cesare Romiti, da quelli che dovevano produrre Combustibile da rifiuti (Cdr) diventato semplicemente «ecoballe» e l’assoluta insufficienza del progetto del primo impianto di «termovalorizzazione», quello di Acerra, (per il quale non veniva previsto, originariamente, nemmeno un soddisfacente sistema di abbattimento degli inquinanti, tanto che il gruppo di lavoro del ministero dell’Ambiente, che successivamente revisionerà il progetto, imporrà “adeguamenti” tecnici per un costo di 25 milioni di euro) che hanno causato l’emergenza rifiuti (vedi “Camorra di Stato e stato di emergenza”, pubblicato su il “Il Ponte” ).
Dal punto di vista tecnico, mentre è necessario realizzare nuove discariche (su scala regionale, e non su base provinciale o comunale, se siamo in zone intensamente urbanizzate ), ovviamente in aree idonee dal punto di vista idrogeologico, e distanti dai centri abitati, è improponibile la realizzazione di questi impianti in aree urbane, a tale proposito si può ricordare come la prima normativa italiana sulla gestione dei rifiuti, la legge 20 marzo 1941, n. 366, stabilisse una distanza minima di 1000 metri dall’abitato per gli impianti di trattamento dei rifiuti, una norma di puro buonsenso, purtroppo non più ripresa, nelle normative successive.
Quello che sta accadendo a Napoli dovrebbe, infatti, far interrogare tanti “conformisti” sul completo fallimento di una cultura “ambientalista” che non ha saputo, né voluto, emanciparsi dai dettati dell’ecocapitalismo egemone, quello “malthusiano” che enfatizza catastrofismi profittevoli, come la crescita della CO2, che è così diventato l’unico “gas nocivo” riconosciuto e certificato, (oltre che merce da trattare nei nuovi mercati dei “diritti all’inquinamento”).
Non a caso, il bombardamento “terroristico” sui “Cambiamenti climatici” serve alla presidente di Confindustria per chiedere una nuova politica energetica che riparta dal nucleare, “unico modo per coniugare politica energetica con riduzione dei costi e cambiamenti climatici”.
Ma il fatto peggiore è che questo catastrofismo “confindustriale”, che viene imposto in tutte le salse, copre e fa trascurare la drammatica crescita degli inquinanti direttamente nocivi per gli esseri viventi, compreso gli esseri umani: dagli inquinanti organici persistenti, diossine e policlorofenili-PCB; ai metalli pesanti, anch’essi persistenti, cancerogeni riconosciuti, teratogeni o estremamente tossici; alle polveri ultrafini (PM0,1 ed inferiori) che non vengono nemmeno misurate; e, collegati a questo, la crescita altrettanto allarmante, dei tumori, anche nei bambini e negli adolescenti; delle malattie degenerative negli anziani, delle malformazioni nei neonati, della sterilità negli adulti.
Esistono numerosi dati scientifici che stanno dimostrando una correlazione diretta e di ampio raggio, prima impensata, tra queste malattie e gli inquinanti ambientali prima citati che andrebbero da subito eliminati o ridotti il più possibile.
Tutto questo viene ignorato dagli apparati culturali dominanti, anche quelli “ambientalisti” come pure, a maggior ragione, dai politici governativi che si dotano di tecnici compiacenti, “ancien régime”, meglio se con comuni interessi economici e di “affari”.
Non si evidenziano, o si nascondono, dati scientifici sempre più solidi ed evidenti che correlano la salute con l’inquinamento da alcuni inquinanti specifici, in ben studiate campagne di disinformazione e manipolazione mediatica.
Una mano a questa manipolazione viene anche data da ben costruiti “eroi anticamorristi”, che focalizzano l’attenzione sulla sola malavita locale, guardandosi bene di evidenziare le responsabilità dei “salotti buoni” della finanza e dell’imprenditoria vincente.
Lo stesso lavoro che viene fatto anche da certi “moralisti confindustriali”, giornalisti della “grande stampa” che denunciano molto sprechi e ruberie pubbliche e, molto meno, o per nulla, le maggiori ruberie private.
La neopresidente di Confindustria può impunemente affermare:”Bisogna tornare al rispetto delle regole. Mi dispiace per la popolazione che sta annegando tra i rifiuti per colpa di piccoli gruppi che stanno provocando incidenti, ma è venuto il momento che lo Stato a Napoli riprenda il suo ruolo. C’è la necessità di sbloccare tutti gli investimenti, dai termovalorizzatori alle ferrovie, alle autostrade che sono stati bloccati per motivi ambientali. Non accetteremo più che piccoli gruppi in malafede blocchino il Paese e ci condannino al declino. Certo bisognerà dialogare con la gente parlando di compensazioni, ma poi bisognerà chiudere con i veti” (” il Sole 24 ore”, 5 maggio 2008) ; linea dura e legalità, dunque, mentre solo alcuni mesi fa la Marcegaglia SpA ha petteggiato una sanzione di 500 mila euro più 250 mila euro di confisca per una tangente di un milione 158 mila euro pagata a Lorenzo Marzocchi di EniPower. Oltre al patteggiamento dell’azienda, Antonio Marcegaglia, fratello di Emma, ha patteggiato 11 mesi di reclusione con sospensione della pena.
Un “Sistema Paese” che per far funzionare, a ogni costo, imprese decotte, ha bisogno dei militari è forse davvero più che “al declino”, declinato da un pezzo.
Resta però un’unica consolazione, la risoluzione dell’emergenza campana, con le discariche, potrà rendere evidente la colossale truffa del sistema inceneritorista, senza il messaggio fuorviante dei rifiuti per strada: sta ai cittadini responsabili; ai tecnici ed ai professionisti che seguono la loro deontologia; agli imprenditori coraggiosi che, ostacolati da tutti, hanno realizzato filiere di recupero di materia esemplari; prendersi carico di questo compito, con la consapevolezza di essere la potenziale maggioranza del Paese e per la sua possibile salvezza.” Michelangiolo Bolognini, medico oncologo

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Aug 28 2008

Non può piovere per sempre

Beppe Grillo innominato @ 15:40

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Telecom Italia è una delle aziende più indebitate, con l’azione precipitata a 1,391 euro, una prospettiva di crescita zero nei prossimi due anni, il peggiore andamento di borsa del settore. Nel 1999 Telecom avrebbe potuto comprarsi Vodafone e forse anche Telefonica, la sua probabile futura padrona.
Bernabè, l’attuale amministratore delegato, fu cacciato da D’Alema che regalò ai capitani coraggiosi la più grande azienda del Paese usando lo strumento del leveraged buyout. Suonava bene. Voleva dire che Telecom veniva comprata a debito. Colaninno e Gnutti i soldi non li avevano e indebitarono l’azienda per poterla comprare. Il merchant banker D’Alema si fumò così il più grande asset del Paese.
Telecom si poteva ancora salvare se nel 2001 non fosse arrivato il tronchetto dell’infelicità. Se i capitani coraggiosi avevano le pezze al culo, lui disponeva solo di un tanga usato dall’Afef. Il tronchetto diventò padrone di Telecom con la complicità delle banche con solo lo 0,11% di proprietà. La sua gestione ricorda Attila. Esternalizzare, vendere. Vendere parti dell’azienda, da Telespazio alle consociate estere (mentre i concorrenti investivano nei Paesi emergenti) e tagliare servizi per distribuire utili, stock option e i più alti stipendi in Europa nel settore. La security Telecom è finita in galera per spionaggio (uomini fidati del tronchetto), mentre Adamo Bove, che stava collaborando con la Procura di Milano, scivolava da un cavalcavia. Ma questa è un’altra storia su cui ritornerò.
Ieri siamo arrivati a un primo epilogo di questa colossale distruzione di valore con l’intervista di Bernabè al Financial Times e l’annuncio di 5000 licenziamenti come antipasto. Il pranzo sarà ben più consistente. Bernabè ha dichiarato che taglierà i costi di struttura del 40% nei prossimi anni. A quanti dipendenti corrispondono? Diecimila? Ventimila? Bernabè ha una patata bollente in mano. Se non licenzia fa la fine dell’Alitalia. Ma le decine di migliaia di famiglie che finiranno, e in parte sono già finite, in mezzo a una strada chi devono ringraziare?
Quando il tronchetto chiuse la sua straordinaria avventura in Telecom disse: “Se si guarda i risultati per Pirelli, forse non valeva la pena correre l’avventura Telecom. Ma il bilancio professionale è positivo”. Il bilancio professionale è quello del management, da Ruggiero (17,277 milioni/€ 2007) a Buora (11,94 milioni/€ 2007), ora consigliere di Impregilo (sic), e a quello del tronchetto in particolare. Pirelli-Telecom gli hanno infatti versato, dal 99 al 2007, 295 milioni/€ di stock option e stipendi.
Buora, a una domanda sulla sua maxi retribuzione, ha risposto di essere del tutto indifferente: “Non mi interessa”.
A me invece interessa e credo che interessi a tutti coloro che sono stati licenziati e verranno licenziati. Credo che interessi alle loro famiglie, ai mutui che non potranno più pagare, ai figli da mantenere. Credo che ci sia un grande, grandissimo interesse, da parte di migliaia di italiani sui motivi dell’arricchimento dei manager Telecom che hanno distrutto la società. Un interesse tale da meritare una class action contro il precedente consiglio di amministrazione di Telecom.
Ogni persona licenziata che vuole aderire può scrivere al blog.
Non può piovere per sempre!

P.S. Stasera Annozero si collegherà con il presidio che il meetup di Napoli, in collaborazione con altre associazioni, ha organizzato a Marano contro la discarica di Chiaiano. Potete seguire la diretta video delle attività del presidio su www.chiaianodiscarica.it

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Aug 28 2008

Bombe a grappolo extraterritoriali

Beppe Grillo innominato @ 15:40

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Clicca l’immagine: bombe a grappolo

A Dublino 111 nazioni hanno trovato un accordo per la messa al bando delle bombe a grappolo. Tra queste l’Italia. Il trattato verrà firmato a Oslo in dicembre. Le bombe a grappolo non servono a uccidere. Il loro scopo è mutilare. Si diffondono sul terreno a seguito di esplosioni o vengono, più gentilmente, recapitate con un piccolo paracadute. Hanno spesso colori sgargianti, come il giallo canarino, e forme gentili, come quelle di un giocattolo o di una lattina. Sono richiami irresistibili per i bambini. Usa, Israele, Russia, Cina, India e Pakistan non hanno aderito. Gli Stati Uniti e la Russia sono sia produttori che distributori. Creano e distruggono, poi eventualmente ricostruiscono e vendono protesi. Un business dell’amputazione infantile.
L’Italia, insieme agli altri firmatari, non potrà più usare e produrre bombe a grappolo e dovrà distruggere quelle in suo possesso entro otto anni. L’Italia si impegna anche a bonificare le zone con presenza di bombe a grappolo.
Le basi americane in Italia, terra nostra suolo loro, dispongono di bombe a grappolo. Bombe extraterritoriali. Dopo Dublino il nostro Governo è tenuto a chiedere agli Stati Uniti di bonificare le sue basi italiane. Aderire alla moratoria e permettere che il nostro Paese sia una portaerei da cui decollano bombardieri con regali di morte per i bambini è una presa per i fondelli degli italiani. Bonifichiamo le basi.

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I cittadini americani non sono certo orgogliosi della decisione di Bush. Si diano una mossa. Chiedano ai candidati presidenziali Obama, Clinton e McCain di eliminare, se eletti, le bombe a grappolo dal loro arsenale.

Post precedente sulle bombe a grappolo.

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Ps. Per tutto il mese di maggio potete continuare a firmare per i referendum del V2-Day.

Tutti i giorni puoi firmare negli uffici dei comuni di: Abano Terme, Abbiategrasso, Agrate Brianza, Alba, Alessandria, Altamura,Altavilla Silentina, Aymavilles, Aosta, Arcore, Arese, Arezzo, Arzignano, Bacoli, Bagnacavallo, Bari, Bastia, Belluno, Bergamo, Biassono, Biella, Bologna, Bologna, Bovisio Masciago, Bra, Busto Arsizio, Cadoneghe, Campobasso, Campodarsego, Campogalliano, Carate Brianza, Carpi, Carrara, Calderara di Reno, Carpi, Casalecchio di Reno, Casale Monferrato, Castelfranco Emilia, Castelfranco Veneto, Castelnuovo Rangone, Castel Maggiore, Catania, Cattolica, Cavezzo, Ceglie Messapica, Cervignano del Friuli, Cesena, Charvensod, Chatillon, Chiavari, Chieri, Chieti, Chioggia, Cinisello Balsamo, Cison di Valmarino, Cittadella, Cividale del Friuli, Codroipo, Conegliano, Conselve, Cuneo, Correggio, Counrmayeur, Desio, Diano Marina, Donnas, Empoli, Enna, Este, Faenza, Fagnano Castello, Fano, Feltre, Fenis, Ferrara, Firenze, Fiumefreddo Bruzio, Fiumicino, Foligno, Foligno, Follina, Fontaniva, Forlì, Formigine, Fossano, Galliate, Genova, Genova, Gemona del Friuli, Gressan, Igea Marina, Imola, Imperia, Impruneta, Ischia, L’Aquila, Lanciano, Lavagna, Lecce, Lecco, Legnano, Lentate sul Seveso, Lesmo, Livorno, Limena, Lissone, Lomazzo, Loiano, Lugo, Mantova, Mariano Comense, Monza, Matelica, Mesero, Mestrino, Modena, Montegrotto Terme, Miane, Milano (consigli di Zona 2, 3, 4, 5, 6, 9),Monghidoro, Monselice, Monterenzio, Monzuno, Morgex, Muggiò, Nepi, Nettuno, Nonantola, Nova Milanese, Novara, Novi di Modena, Novi Ligure, Nus, Padova, Paese, Palmanova, Palmi, Pavullo, Pegognaga, Pergola, Perugia, Pesaro, Pescara, Pianoro, Piazza Armerina, Pietrasanta, Pieve di Soligo, Piove Di Sacco, Pisa, Pistoia, Pollein, Pont Saint Martin, Pistoia, Pomigliano d’Arco, Pordenone, Prato, Procida,Putignano, Quart, Randazzo, Ravenna, Reggio di Calabria, Rieti, Rimini, Rivoli, Rio Saliceto, Roma (municipi VI, XI, X, XI, XVI, XVII, XIX), Roseto degli Abruzzi, Rovereto, Rubano, Russi, Saint-Christophe, Saint-Pierre, Saint Vincent, Sala Consilina, San Donà di Piave, Sarre, Saronno, Savona, San Giovanni in Persiceto, San Lazzaro Di Savena, Sasso Marconi, Selvazzano, Senigallia, Seso San Giovanni, Siena, Sogliano al Rubicone, Soliera, Solesino, Soleto, Spilamberto, Spilimbergo, Susegana, Taggia, Tarzo, Tavagnacco, Telese, Teramo, Termoli, Thiene, Torino, Tortona, Trento, Tricase, Trieste, Udine, Urbania, Urbino, Valtournenche, Vedano al Lambro, Velletri, Verbania, Vercelli, Verona, Verres, Viareggio, Vicenza, Vigevano, Vigodarzere, Vignola, Vigonza, Vittorio Veneto, Vimercate, Voghera, Volta Mantovana, Zola Predosa

V2-day, 25 aprile, per un’informazione libera:
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del 25 maggio 2008

Aug 28 2008

Nucleare? No, grazie

Beppe Grillo innominato @ 15:40

video_chernobyl.jpg
Clicca l’immagine: Chernobyl Decay and Deformed

Il comitato di affari PDL e PD-meno-elle ha deciso che il nucleare si deve fare. Il futuro economico, energetico, industriale dell’Italia è legato al nucleare. I media si sono subito allineati, sanno che l’opinione pubblica è contraria. Nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, attraverso dati, pubblicazioni scientifiche, testimonianze, video, interviste dimostrerò il contrario. Non è difficile.
Nucleare? No grazie.
Nel 1987 venti milioni di italiani hanno votato un referendum contro il nucleare. Scajola e la Marcegaglia contano più della volontà degli italiani? Chi li autorizza a prendere decisioni a nome del popolo italiano?
Si vuole il nucleare? Si tenga un nuovo referendum. Se gli italiani voteranno a favore, allora si potrà fare. Altrimenti no. Non si possono costruire centrali nucleari ignorando il risultato di un referendum popolare.
Scajola vuol fare lo sconto sulla bolletta a chi acconsentirà alle centrali nucleari vicino a casa. Dia lui l’esempio con una discarica di scorie nucleari nel suo giardino. La bolletta gliela pago io.
Ci sono molti comuni denuclearizzati in Italia, comuni sovversivi, sobillatori, pericolosi organizzatori di energie alternative. Ma non sono ancora abbastanza. Chiedo ai sindaci di esporre il cartello: “Comune denuclearizzato” sotto il nome del loro paese. E’ il miglior benvenuto per chi lo visita.

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Aug 28 2008

La Settimana e Mina

Beppe Grillo innominato @ 15:40

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La Rete, per ora, è ancora un ghetto. la politica la teme, la evita, la demonizza. La casalinga di Voghera e il notaio di Arezzo non si collegano a Internet. Non per colpa loro. Più di 3000 comuni italiani non hanno l’ADSL, negli altri 5000 in teoria c’è, si chiama ADSL, ma è spesso un doppino meno lento.
La televisione e i giornali vivono di sussidi statali, della nostra elemosina, di monopolio. Internet è il nuovo anticristo per i maestri di pensiero del Sistema, i cantanti alla catena, i giornalisti ignoranti. La Rete non si può fermare, ci proveranno con tasse, leggi ad retem, citazioni, denunce contro i blogger. Non ci riusciranno perchè il gioco è più grande di loro. Un gioco globale per dei provinciali della politica.
La Rete ci dà rappresentanza e costringe al dialogo e alla trasparenza i nostri dipendenti. La Rete va aiutata fuori dalla Rete. Per questo è nata la Settimana, una raccolta degli ultimi post con un editoriale e una vignetta e pubbilcata sul blog. Per questo ho prodotto i dvd con i contenuti dei due V-day che nessuno ha visto fuori da Internet, a parte alcuni spezzoni ad Anno Zero.
La Settimana è gratis, a parte la carta che è a carico vostro. La sua diffusione è stimata in circa 300.000 copie stampate. Non ha pubblicità. Un caso unico. Sto studiando una nuova versione per dopo l’estate.
Inviatemi i vostri suggerimenti per migliorarla e per diffonderla.

Ho raccolto i miei editoriali dei primi due anni della Settimana in un libro con le illustrazioni di theHand e una prefazione di Mina.

copertina_lasettimana.jpg“Ce ne sono tanti, ormai. No, cambio avverbio: finalmente. Ce ne sono tanti, finalmente. Magari non hanno la stessa faccia, la stessa totale simpatia che ti prende per il collo, non hanno quella mitologica force de frappe che ha lui. Ma la forza dell’incazzatura è la stessa.
Ce ne sono tanti di Beppe Grillo. E aumentano a vista d’occhio. Basta non girare la faccia. Basta guardare. E b