Yanub

Yet another not useful blog

Aug 28 2008

Metropolis

Cinema Lorenzo @ 16:48

Locandina dle filmProduzione: Germania

Anno: 1927

Regia: Fritz Lang

Interpreti: Gustav Fröhlich, Brigitte Helm, Alfred Abel, Rudolf Klein-Rogge, Fritz Rasp, Theodor Loos, Erwin Biswanger, Heinrich George, Olaf Storm, Hanns Leo Reich

Genere: Fantascienza

Durata: 147 minuti circa

Anticipatore dei tempi avvenire il regista inquadra una società terribilmente dominata dalle macchine, da esigenze tecnologiche che creano gli schiavi moderni. La città è Metropolis, splendente, futuristica, ordinata, pulita, nella cui superficie albergano i figli della classe sociale dominante, riuniti nel famoso “club dei figli”. Nella parte più bassa vivono i lavoratori, il cui centro nevralgico è costituito da enormi macchina sputa fumo. Prestano la loro opera fino allo sfinimento, continuamente attaccati a questi aggeggi infernali per garantire tutto ciò di cui si serve l’intera metropoli. Un mondo segreto che viene scoperto per la prima volta da Freder, figlio del signore-padrone Joh Fredersen, una realtà sconvolgente per il giovane figlio benestante, abituato a trascorrere la sua esistenza tra serate mondane, party, incontri galanti.

All’improvviso si apre su di lui uno scenario nuovo fatto di oppressione, controllo, routine, disagi di cui gli stessi lavoratori non si rendono conto. E’ una donna, Maria, colei che gli aprirà gli occhi mostrando i figli dei lavoratori, quelle piccole creature a cui il destino ha riservato una vita di sacrificio e proivazioni. Ma essi sono fratelli, tali e quali dei figli di sopra, braccio operante di un’unica mente, il completamento della grande produzione industriale. Sorpreso per le condizioni a dir poco indecorose cui sono costretti a lavorare, assiste all’incidendio della macchina-cuore, la Mologh, informa il padre, mostra le sue preoccupazioni per un equilibrio precario che rischia di saltare da un momento all’altro.

E se un giorno dovessero ribellarsi? Non ha tutti i torti Freder a porre questi interrogativi a Joh, il quale dimostrando glaciale sicurezza continua nella sua opera industriale.

Il suo mondo è perfetto così, con persone di serie A e persone di serie B, come nell’ordine naturale delle cose, in una gerarchia frutto delle differenze tra gli uomini, delle loro capacità intellettive. Anzi, la sua prima preoccupazione è rivolta al suo assistente Josaphat, rimproverato per non aver comunicato gli incidentei occorsi alla macchina-cuore prima, alla macchina M dopo in tempo debito.
Per questo viene licenziato, scatenando la disperazione più profonda nel suo ormai ex-assistente. Essere destituiti da un incarico ad opera del Fredersen significa dover passare il resto della propria esistenza nell’infernale città sotterranea.

Freder mostra da subito compassione ed empatia per quello che sta vivendo Josaphat, gli propone di andare a vivere con lui e di prendere il suo turno alle macchine. Tra i lavoratori si sta diffondendo un piano per uscire da questa condizione. Fredersen entra in possesso di una mappa in cui sono indicate catacombe bimillenarie situate sotto il piano degli operai. In quei luoghi avvengono riunioni segrete dove si discute il piano d’azione, si pensa a nominare un mediatore in grado di riscattere sotto il profilo dei diritti questa massa di umili sgobboni. A presiedere questi “consigli” una giovane donna Maria, una guida per questo popolo, una donna umile al servizio del prossimo.

Il signor Joh Fredersen non vuole che cresca tra i lavoratori l’assenso alla mediazione con il potere, chiede aiuto all’inventore Rotwang, in procinto di rivoluzionare l’intero metodo di produzione progettando il primo esemplare di Uomo-macchina. Vuole disseminare zizzania e sfiducia verso la donna che si erge a rappresentante delle richieste mosse dagli operai. Il geniaccio, vecchio, brutto scienziato-creatore vuole impossessarsi del volto della giovine per poter eliminare Joh, suo figlio e l’intera città, visto che ha un conto aperto con la signoria di Metropolis. All’ingresso del suo laboratorio è presente una testa di donna volta a  simboleggiare la moglie Hel, scomparsa tragicamente per cause che hanno attinenza con  il signor Joh.

La Donna-macchina viene consegnata agli operai, opera chirurigicamente per creare il consenso unanime di demolizione delle macchine. Al grido “le macchine ci hanno rovinato la vita” si scatena un’accesa rivolta, della quale il capo-mastro Grot cerca di spegnere i focolai più forti, persuadendoli a non mettere a serio rischio la loro stessa esistenza. Ma ormai la frittata è fatta, tutto il piano viene inondato e si crea un caos  irrealisticamente contrapposto all’ordine e compostezza  della  vita di prima.

Si braccano più figli che si può per portarli in salvo, senza più casa dove accudirli. Si riversa tutta la colpa della distruzione del piano a Maria, d’improvviso additata come la strega cattiva. Ignari della mancanza d’umanità ma consci della sola parvenza esteriore, durante il rogo scoprono di essere stati fregati da una macchina. La vera Maria ha messo in salvo i figli del Club ed ora è inseguita dal perfido Rotwang, desideroso di trasformarla nella sua vecchia compagna per la vita. Dopo un inseguimento mozzafiato, l’inventore precipita dal balcone di un palazzo e muore. La scena finale mostra il signor Fredersen e il capo-mastro Grot intenti a stringersi la mano non con qualche difficoltà. C’è bisogno del cuore per far collaborare la mente e le braccia, così Freder si propone di contribuire alla pacificazione.

Un botta conclusiva intrisa di romanticismo di un film muto definito come il capostipite del genere Fantascienza. Ispiratore di Blude Runner e Brazil ha tutti i crismi dell’opera lirica, divisa in tre atti: Prologo, Intermezzo, Furioso ed è stata inserita nel 2001, nel registro Memory of the World, un porgetto dell’UNESCO che mira a salvaguardare le opere più importanti nella storia dell’umanità.

Fonte: immagine tratta da Cinema del SIlenzio

Aug 28 2008

Qualcuno volò sul nido del cuculo

Cinema Lorenzo @ 15:17

Locandina del film

Produzione: U.S.A.

Anno: 1975

Regia: Milos Forman

Cast: Louise Fletcher, Brad Dourif, Danny DeVito, Jack Nicholson, Christopher     Lloyd, Will Sampson, Phil Roth, William Redfield, Michael Berryman, Peter Brocco, Dean R. Brooks, Alonzo Brown, Scatman Crothers, Mwako Cumbuka, William Duell, Josip Elic, Lan Fendors, Nathan George, Ken Kenny, Anjelica Huston.

Genere: Drammatico

Durata: 127 minuti circa

Trae isparazione dal romanzo omonimo di Kesey realizzato nel 1962. Lo scrittore americano, cause controversie legali non volle vedere il film e tuttora non ne è a conoscenza. Una delle pietre miliari della storia cinematografica mondiale analizza con esarcebante lucidità l’atteggiamento ignorante della società verso lo stato di malattia mentale dei suoi membri. Ieri come oggi è sempre stato difficile rendere chiaro il confine tra “pazzia” e “sanità”, “normalità” e “anormalità”.  In mezzo , una serie di regole del cosiddetto vivere civile, della buona educazione, dell’ottemperanza ai propri doveri e della mancanza di cattiveria. Ma poi, cos’è veramente questa cattiveria? Sta forse nelle lamentele del signor McMurphy per la mancata possibilità di vedere una partita di baseball, o nell’assoluto divieto posto della Caposala Ratched attraverso un insensato gioco democratico di alzata di mano? Sta nei continui divieti imposti alla libera espressione individuale, quella atavica, di voler passare parte della giornata a divertirsi come fanno tutte le persone “normali” di questo mondo?

L’arrivo di McMurphy nell’Istituto è seguito da un colloquoio di presentazione con il direttore Spivey con cui manifesta dubbi costanti sul motivo per cui è finito lì dentro. Gli viene rivolto ii capo d’accusa, indisponenza al lavoro. Lui proprio non sa cosa farsene di questa imputazione, non capisce perchè tutte queste domande

Il Dottor Spivey gli suggerisce: “Beh, il vero motivo per cui Lei è stato mandato qui è perché vogliono che Lei sia vagliato. Per stabilire se Lei è ammalato di mente oppure no”. Le risposte sembrano troppo convincenti per poter pensare che lo sia.

All’interno della struttura riesce subito a fare amicizia con gli altri inquilini, si dimostra socievole, ha il vizio dell’umorismo, persino quando si avvicina ad un uomo grande e grosso con i capelli lunghi e la pella scura dei nativi indiani d’America.

Gioca a carte, borbotta, dimostra i primi cenni di cedimento quando rimprovera Martini di avere la testa da un’altra parte mentre sta giocando. Scommette, utilizza le sigarette come fish, vince. Qualcuno comincia a lamentare la mancanza di cicche, piange come un bambino, non soppota l’idea di non fumare. La Caposala si vede costretta a razionalizzare il loro consumo, Randall non ci sta, nasce un parapiglia con i vigilanti, pugni secchi che lo costringono a cure cautelative nel reparto agitati.

La partita a scacchi sul piano della tensione emotiva si alza quando propone di guardare la partita di baseball, ma viene frenato dal finto quorum proposto da Ratched o quando fugge con i proprio colleghi su di una barca rubata per trascorrere un giorno intero a pescare.

L’aria che tira all’interno dell’ospedale lo soffoca, sente di non essere adatto per sopravvivere a quel luogo, comincia a contare il tempo che lo separa dai sessantotto giorni previsti per la sua degenza. Il fiuto che il clima dentro il manicomio di Salem sta diventando irrespirabile diventa una certezza quando una guardia lo convince di spegnere le sue illusioni per l’uscita imminente, dato che non è lui a decidere chi deve continuare a restare o può andare.

Tutto si presenta più duro del solito, metterebbe a dura prova i nervi della persona più equilibrata del mondo, specialmente se addossato ad un animo caratterizzato da una spinta naturale tendenzialemente contro le regole.  S’innesca una spirale di violenza in cui è difficile capire chi eserciti più violenza, se i controllati o i controllori.

Centrale nell’opera è la funzione dell’istituto, micromondo alternativo al mondo di fuori dove si tenta di ispessire ancor di più le norme, cercando di limitare il problema mentale restringendo il suo campo d’azione. Così, una forza  poderosamente trasgressiva o diventa come una bolla piena di veleni pronti ad emergere fuoriuscendo dal loro contenitore  o finisce per essere schiacciata definitivamente.

Per McMurphy il destino sceglie la seconda strada. Messo a dura prova da continui elettroshock per calmare i suoi ripetuti scatti d’ira, il suo stato degenera a livelli vegetativi impensabili fino alla definitiva dabbenaggine a causa dell’esportazione di una parte del cranio.

Il finale lascia spazio alla speranza, il Grande Capo indiano sfonda la porta d’ingresso dell’istituto e fugge verso la libertà…

N.B. Un opera che ha conquistato cinque Oscar agli Awards del 1976, per la regia, miglior attore protagonista Jack Nicholson (alias McMurphy), Louise Fletcher (Miss Ratched), miglior film, miglior scenggiatura. Per Il ruolo di protagonista erano stati chiamati personaggi del calibro di Marlon Brando, Kirk Douglas, Gene Hackman. Per la scelta dell’attrice appena una settimana prima dell’inizio delle riprese è stato ufficializzato il nome della Fletcher.

Fonte: immagine tratta da  Mymovies

Aug 28 2008

Batman _ Il Cavaliere oscuro

Cinema Lorenzo @ 13:38

Locandina del film

Produzione: U.S.A.

Anno: 2008

Regia: Christopher Nolan

Interpreti principali: Christian Bale, Heath Ledger, Gary Oldman, Michael Caine, Aaron Eckhart, Maggie Gyllenhaal, Morgan Freeman

Genere: Azione

Durata: 150 minuti crica

 

La saga del multimiliardario Bruce Wayne riparte dalle ceneri lasciate per strada dalla scadente regia avveniristica e molto pop di Joel Schumacher, per prendere la rotta della dannazione oscura e delle foschissime tinte dark.

Mentre per Tim Burton la “regola” era il fumetto animato con i suoi personaggi multicolori, pluriformi, assurdi ed incantevoli, un jack Nicholson dal sorriso manichiano, più teatro della fantasia e meno teatro della realtà, per Nolan era meglio presentare una versione commistionata tra l’Alex dalla lingua poetica e dalla condotta “volgare”, l’archetipo punk Iggy Pop, famoso per le sue esibizioni live poco decorose, il Sid Viciuos il folle ribelle contestatore della finta ipocrisia borghese.

Un’identità molto chiara nelle sue intenzioni, come spiega un affermazione caratteristica di Alfred (alias Micheal Caine), il fido maggirodomo di Bruce: “Certi uomini non cercano qualcosa di logico, non si possono nè comprare nè dominare, non ci si tratta, certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo”.

Questo Joker s’ “ingegna” nel voler sottolineare l’assurda doppiezza dell’animo umano, spinto alla ricerca di un ordine costruito più dalla ragione che da un sentimento vero. Un’anarchico che si rispetti non ha regole, porta il caos come soluzione ultima e inevitabile dell’equilibrio. Filosofia morale come ritratto della lucida intelligenza del joker, bravo a penetrare nelle rappresentanze più alte del bene e a mettere in difficoltà il loro castello di carta.

Un Harvey Dent sorridente, dallo squardo sereno, sicuro di sè, il nuovo Procuratore Distrettuale di una città già contaminata da una folta schiera di bande mafiose, quelle interessate ai soldi, alla bella vita sfuggente alla legge, a tenersi alla larga da mostri con la faccia bianca e dal sorriso molto pronunciato. Sono la parte “seria” del gioco delle parti chiamato giustizia, la variabile sana che ha bisogno di una controparte altrettanto sana.

E’ il simbolo di una rinascita per Gotham, della maggiore fiducia della gente per la forza della legge, della minore paura verso il nemico di essa, di un nuovo spirito battagliero di più coraggio. La sua cattura di metà dei criminali operanti in città è la conferma di tutto questo. Inizia una nuova era in cui non c’è bisogno dell’eroe mascherato, quel Batman nato dall’infanzia, dalla rabbia di una vita rovinata dalla delinquenza, ma che è sempre vissuto grazie ad essa.

Bruce Wayne/Batman viaggiano su due strade diverse, sulla medesima precaria bilancia dell’esistenza, due figure complementari dedite ad amori altrettanto differenti. Quello di Bruce per l’assistente di Harvey Rachel Dawe, aspettato a lungo, desiderato, ma possibile solo con una vita normale, senza l’ombra del suo alter ego. Quello di Batman è combattuto tra il restituire la città a suoi cittadini, il far valere i normali strumenti di lotta alla criminalità, ma nello stesso tempo di trovare un malvivente alla sua altezza. In questo caso pare averlo proprio trovato.

E’ un nuovo lato oscuro lo scoglio cui deve fare i conti, uno squarcio nella mera cecità di presa di coscienza della propria natura, continunamente sottolineato dal mostro schizzoide che si aggira per la città. Un rapimento dopo l’altro, una morte dopo l’altra è il prezzo da pagare per la sua incapacità di svelare se stesso agli altri, per la sua ostinazione a non scendere a patti con un l’anarchico, ad accettare che per battere uno come lui deve prosi al suo stesso livello. Deve dimenticarsi delle norme, dell’idea del vivere civile, nel rispetto di tutti, deve uscire insieme all’oscurità che si porta dietro.

Inseguimenti, sparatorie, colpi di scena non mancano in questo secondo episodio, ma nemmeno lo sconvolgente senso di disordine che trapela da esse. Le prime scene della rapina in banca, con le maschere clownesche in atto di sciupare le riserve monetarie di una  banca controllata dalla mafia, sono l’elogio dell’imprevedibilità, della sorpresa, dato che tutti i componenti della compagnia finiscono ad uno ad uno sotto le mitragliate dei propri compagni.

Entusiasmante, stimolante la colonna sonora in accompagnamento delle gesta atletiche, delle situazioni offlimits, il fiuto sonoro del pericolo che si alterna a pochi, poetici silenzi, incantevoli se si tratta di quelli in cui il singolare ceffo bianco balza fuori la sua testa dai finestrini delle gazzelle lampeggianti.

Emblematica, ficcante l’immagine scolpita nei fotogrammi di un criminale sui generis, quando brucia lasua  montagna di soldi in cima della quale si trova il potente uomo d’affari cinese per rivendicare la sua parola: “Questa città merita una classe criminale migliore. Ed io gliela darò.” 

Grazie per tutto questo…

 

Fonte: immagine tratta da Mymovies 

 

 

 

Aug 28 2008

Lussuria

Cinema Lorenzo @ 17:41

Locandina

Produzione: Cina, USA

Anno: 2007

Regista: Ang Lee

Cast: Tony Leung, Joan Chen, Lee-Hom Wang, Tang Wei, Wang Leehom

Genere: Drammatico

Durata: 160 minuti circa

 

Il plurivincitore Ang Lee (4 oscar per “La tigre e il dragone”, un leone d’oro e tre oscar per “I segreti di Brokeback Mountain”) torna con una nuova avvincente pellicola, impregnata di scandalo.

In una Shangai del 1942 sconvolta dalla colonizzazione giapponese, un gruppo di ragazzi frequentanti la stessa compagnia teatrale sono animati da una vigorosa volontà di riscatto patriottica.

Fa parte del gruppo Wang Jiazhi, giovane studentessa universitaria incaricata dalla resistenza di entrare nelle grazie del nemico Yee, un politico corrotto al soldo dei rivali giapponesi il cui l’obiettivo è quello di mantenere una “pace” apparente, un armistizio destinato a svanire presto con l’arrivo degli americani.

Uno stralcio della partita a Mahjong dove le donne discutono, scherzano, creano un’alchimia solidale, si danno consigli, si prestano abiti e infomazioni sui negozi della città. Il loro angolo di pace lontani dalle grinfie dei rispettivi mariti.

Un quartiere popolare sede del governo collaborazionista, le prime telefonate in un elegante caffè della Wang, uno dei punti di ritrovo dei militanti, il dietro le quinte che si differenzia dal palcoscenico dei salotti buoni, delle passeggiate aristocratiche nei negozi, delle cene a casa delle “amiche”.

La giovane si cala molto bene nella parte, già dagli sguardi nascosti e penetranti del sign. Yee s’accorge che la sua strada comincia in discesa. Gli occhi infuocati dell’uomo non appena incrocia i suoi fanno scattare una primordiale scintilla.

Ma si può dir nulla di tutto ciò se paragonato all’incredibile turbolenza corporale, all’ardore vivo delle effusioni, al profumo delle pelli che inebriano la mente protandola in uno stato di trance e lasciando fuoriuscire tutta la pulsione creativa e “distruttiva” dell’animale.

Sono le eccitanti, stimolanti, vibranti scene di sesso a costruire il pathos necessario per calamitare l’attenzione di uno spettatore distrutto psicologicamente dai primi tre quarti d’ora di una scenggiatura sospesa, indecisa su quale direzione prendere, quale senso andare a colpire.

Dal momento della loro unione simbiotica, le prove di Tony Leung e Wai Tang assumono due impronte nette e precise, ci trasferiscono l’intensità e la spontanietà dei loro gesti, indirizzano il racconto nella matassa principale, complicatissima da slegare.

Farsi prendere dalla passione più soffocante, dedicare anima e corpo ad una persona, tormentarsi per sentirla vicina, oppure cedere al sentimento di alta riconoscenza verso la propria Nazione combattendo al suo fianco in una resistenza?

In una Nazione dove non v’è pietà per i traditori, dove si dimostra che lo spirito nazionale non è solo appannaggio dei Giapponesi, dove se “pugnali” qualcuno alle spalle riceverai la stessa moneta o una pena più alta, come la morte, non sembra affatto semplice scegliere… 

Fonte: immagine tratta da Mymovies

 

 

Aug 28 2008

Cose di questo mondo

Documentario Lorenzo @ 16:09

Locandina del documentarioProduzione: Gran Bretagna

Anno: 2002

Regia: Michael Winterbottom

Interpreti principali: Jamal Udin Torabi, Enayatullah

Genere : Documentario

Durata: 90 minuti

Campo profughi di Samshatoo, anno 2002, nella città di frontiera di Peshwar (Pakistan) è il luogo da dove parte l’avventura di Jamal, costretto a lavorare nella fabbrica di mattoni per meno di un dollaro al giorno. La sua razione quotidiana è caratterizzata da 408 g di farina di grano, 25 g di olio vegetale, 60 g di legumi. La sua condizione di “fuga” non sembra avere un termine dato che dopo aver ascoltato gli intenti ambiziosi di suo cugino è deciso a partire alla volta dell’Europa. La famiglia del suo niovo compagno di viaggio è stata la promotrice assillante della partenza del figlio verso una nuova vita, o almeno nel tentativo speranzoso di trovarla al varco.

E’ inquietante la nefandezza umana che si mette in scena durante il lunghissimo tragitto compiuto dai due, è nauseante la sensazione effettiva di sentirsi preda di un giogo più grande di loro, fatto di speculazioni anche su ciò che essite di più prezioso: la vita umana.

Dopo un cauto rifornimento di banconota verde in saccoccia, bisogna affrontare il primo ostacolo interposto al loro cammino, superare il confine con l’Afghanistan. La prima parte del viaggio è un occasione purtroppo unica per constatare la desolante miseria dei luoghi di quell’Oriente che è stato la culla della civiltà in tempi antichi. Come se tutto lo splendore del suo passato fosse rimasto nient’altro che una patina consunta dallo scorrere degli anni e di cui il vivo ricordo è sbiadito.

Qi la vita si costruisce giorno dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo minuto, secondo dopo secondo, ogni attimo è l’occasione per presentare la propria riconoscenza alla Dea bendata per lo scampato pericolo della morte, sempre in agguato.

Non mancano le occasioni di festa, nei momenti in cui si è interiorizzata la condanna amara del destino si cuce un pallone con piccoli pezzi di stoffa trovati qua e là. Quello di raccontare barzellette legate alla cultura locale è un altro dei passatempi preferiti, tanto che Jamal non ne disdegna l’utilizzo per stemperare la tensione nei momenti più critici.

In Iran la loro corsa sembra debba già arrestarsi, quando vengono sorpresi senza passaporto e identificati come profughi afgani.  Ma la loro tenacia e voglia di riscatto non concede limiti alla loro sopportazione e ripartoni più convinti di prima nel raggiungere una nuova terra promessa.

Una dimostrazione di questa determinazione è il fatto d’aver superato le montagne che fanno da confine con la Turchia. Da quel luogo li avrebbe attesi un’ardua sfida, passare il Mediterraneo a bordo di una stiva, con la quale sarebbero giunti in Italia. In questo passaggio via mare il più grande non arriva a destinazione. Rimangono tutta la notte a bordo fino al mattino presto dove vengono scoperti da due manovali sul posto che hanno aperto il carico. 

Per tutta la pellicola il regista Winterbottom ha utilizzato una videocamera digitale senza luce artificiale che ricorda la produzione del cinema diretto, per le cui riprese non serviva portarsi dietro un vero e proprio laboratorio di registrazione.

I paesaggi freddi nelle catene montuose dell’Iran e della Turchia, i deserti dell’afghanistan con i suoi tramonti di luce, l’area portuale di Triestre da cui si può sbirciare l’Adriatico, il grande tunnel della Manica attraversato con l’ausilio di un clandestino benvenuto a bordo di un camionista. Il mondo visto dalle ruote di un autocarro di diverse tonnellate non è più lo stesso, esattamente come quello che lo sta per attendere varcato il confine inglese.

La porta verso una nuova vita si apre per un breve periodo di sei mesi, dopo i quali si richiude sulle speranze di Jamal. Senza un permesso regolare viene riportato a casa. Sulla ruota della fortuna ha di nuovo perso tutto…

Fonte immagine: www.mymovies.it

 

 

 

 

 

 

Aug 28 2008

Il popolo migratore

Documentario Lorenzo @ 13:27

Locandina del documentarioProduzione: Francia, Italia, Germania, Spagna, Svizzera.

Anno: 2002

Regia: Jacques Perrin

Genere: Documentario

Durata: 94 minuti

Quando ho cercato per la prima volta informazioni riguardo la trama e il giudizio della critica di questa pellicola, mi ricordo d’aver letto pareri estremamente positivi ed elogiativi, tanto da convincermi a vederlo.

In cuor mio non ho creduto che tutta la meraviglia espressa a parole potesse essere ricambiata altrettanto dalle immagini. Ma mi sbagliavo! 

Se prima, le parole del re del cinema britannico John Grierson riferite alla potenza espressiva delle immagini, in grado di scardinare lo stomaco dello spettatore oltre al suo intelletto mi destavano più di un semplice dubbio, ora le ho fatte mie.

La scintilla che ha fatto scoccare in me questa irrefrenabile passione per l’estetica tout court è nata da un’incredible avventura a fianco del numerosissimo popolo migratore del nostro pianeta.

Ogni specie percorre distanze differenti, la quali si aggirano sul migliaio di chilometri, senza sosta, determinati a raggiungere la loro destinazione. Tra i membri, alcuni vi riescono, altri si disperdono lungo il cammino lasciando il proprio destino nelle mani delle terre che si trovano sotto le loro ali. Una pozza melmosa d’un industria del Nord, una piccola ala spezzata possono contribuire alla morte, soprattutto se ci troviamo nel deserto vicino ad un gruppo di granchi affamati.

La primavera è il momento propizio per partire all’inseguimento della sopravvivenza, come accade nell’emisfero Boreale, in direzione delle estreme terre artiche. In quel luogo incomtaminato dalla presenza dell’uomo, nugoli di volatili riempiono di tanti puntini variopinti e colorati il magnifico quadro del Nord del mondo.

Inquadrature mozzafiato accompagnano le traversate di questi alati, di profilo, dall’alto, dal basso, si vedono sfrecciare gli alberi, colorare le terre, rumoreggiare il vento.

L’obiettivo delle loro fatiche è promuovere la continuità della vita, dare seguito al ciclo delle nascite, nell’impegno a mantenere la specie. 

C’è spazio per farsi cullare dal vento, ma poi bisogna ritornare al proprio dovere, quello di accudire, nutrire, istruire i propri piccoli. Dopo il viaggio d’andata lo stormo ha tempo una breve estate prima che l’inverno ed il gelo prendano nuovamente il sopravvento, per poter insegnare ai loro figli l’arte del volo.

Tentativi maldestri, mancata aerodinamica, planaggi non completi, per i giovani risulta un problema la seconda traversata, la più diffile dell’anno, senza un minimo di esperienza e conoscenza delle rotte che devono intraprendere.

La migrazione autunnale ha una regola d’oro da rispettare doverosamente se non si vuole fare una brutta fine: in quel periodo sono facili gli acquazzoni, come le fitte nevicate e possono risultare un disturbo imponente allo sforzo in volo.

Un affresco delicato sull’intero mondo naturale, quello lontano dalla realtà fittizia dei palazzi, delle costruzioni in cemento, delle vie, delle rumorose e inquinanti industrie emettitrici di malodorose nuvole nerastre.

Le uniche che si possono ammirare in queste terre vergini sono quelle dei cieli o quelle simili a scie bianche lasiate dai volatili quando sfiorano la superficie delle acque marine prima del ristoro. Un’aosi di laghi o fiumi è sempre un toccasana prima di ripartire per un estenuante viaggio verso l’infinito…  

Fonte: immagine tratta da Mymovies

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aug 28 2008

L’uomo di Aran

Documentario Lorenzo @ 10:52

Locandina del filmProduzione: Gran Bretagna

Anno: 1934

Regista: Robert Flaherty

Intepreti principali: Colman King, Maggie Dirane

Genere: Documentario

Durata: 75 minuti

 

 

Gruppi di tre isolette sperdute nel pacifico nella Repubblica d’Irlanda. Di là, a pochi chilometri, una delle più rigogliose società occidentali nel micro continente del Regno Unito. Ma qui gli abitanti non superano il migliaio (la più grande arriva a 831). Terra inospitale tenuta in piedi da immensi lastroni di calcare sopra il livello del mare, i quali forniscono la superficie dove gli uomini battono i piedi in cerca di qualcosa per sopravvivere.

Non c’è modo migliore di iniziare la visione di questo capolavoro del padre del documentario con un bel cartello (scritta bianca su sfondo nero) che introduce a chiare lettere l’impervietà dei luoghi narrati e la forza dirompente del mare a picco sulle coste di queste piccole aree galleggianti.

Proprio per l’elemento acqua influenzato dai climi torrenziali dell’inverno sono facili in quella fascia dell’anno periodi di magra ed è altrettanto indispensabile ottenere una scorta di riforniture di prima necessità per arrivare indenni alla primavera.

Una caratteristica geologica impressa nella storia passata è la presenza di Warmhole (letteralmente buchi di verme), ovvero scogliere ripide sul mare composte da insenature dalla forma e profondità simle a una grotta.

E’ su quest’opera naturale grandiosa, modellata nel corso dei secoli dall’azione erosiva dell’Atlantico, si svolge una delle sequenze più incredibile e affascinante. Il bambino che pesca nelle acque fredde non attraverso una normale canna da pesca, ma bensì aiutato da una lunghissima corda al cui termine è legato l’amo fatto di rocce calcaree unite ad alimenti.

Da questi gesti quotidiani arriva , un giorno, una sorpresa. Tra le acque sottostanti improvvisamente si aggira un’enorme preda, un vero e proprio “mostro” dei mari. Il cartello ci aiuta a capire che si tratta dello squalo elefante, la più grande specie marina che popola l’Atlantico e forse anche il mondo intero (a quell’epoca non c’erano la quantità di tecnologie e risorse per compiere ricerce importanti sulle razze che popolavano le acque).

Dopo una prima fase di terrore mista a curiosità, il bambino corre in fretta e furia ad avvisare gli atri abitanti della succulenta preda. Non hanno mai avuto la possibilità di avere una scorta di cibo così imponente.

Il momento della caccia, con i tre uomini più adulti che salgono sull’imbarcazione e si dirigono con arpioni nei dintorni dell’animale è la più ricca di tensione e paura. In queste scene Flaherty effettua una manipolazione del filmografico (intervento sulla macchina da presa durante le riprese) adottanto un montaggio alternato fatto di continui cambi d’inquadratura in perfetto stile griffithiano.

Questa strategia, come ha dimostrato il padre di questa invenzione, è molto efficace nel creare la suspence, e ancor di più la curiosità di capire quale sarà l’epilogo dell’azione che stiamo osservando.  

Una volta catturato, dal fegato dell’animale verrà ricavato anche l’olio. 

Altro elemento interessante è la presenza sia nelle fasi iniziali che in quelle finali della natura nel suo aspetto più dirompente, nella sua forza intrinseca. Le acque mosse dell’oceano sbattono  violentemente contro le coste alzando scie di vapore oltre le scogliere. 

Un cerchio che si chiude, una fase ciclica del tutto simile a quella che regola gli equilibri tra gli elementi naturali. Come se  l’irruzione non desiderata dell’uomo nel fragile ecosistema (vedi cattura dello squalo elefante) avesse provocato una reazione maggiore se non eguale e contraria di quest’ultimi.

La pellicola, quindi, si chiude come ha incominciato. Lotta, speranza illusoria nel mezzo, di nuovo lotta disperata per la sopravvivenza.

Fonte: immagine tratta da Mymovies

 

 

 

 

 

 

 

Aug 28 2008

L’incredibile Hulk

Cinema Lorenzo @ 00:46

Locandina del filmProduzione: USA

Anno: 2008

Regista: Louis Leterrier

Interpreti: Edward Norton, Liv Tyler, Tim Roth, Tim Blake Nelson, Ty Burrell, William Hurt

Genere: Azione

Durata: 114 minuti

 

 

Catapecchie cascanti e fatiscenti accatastate e strette in un angolo di terra che si inarca su cime verdeggianti, così vicine che i nostri piedi possono saltare da una proprietà all’altra senza alcuno sforzo e portare via tutto il necessario (o almeno quello che si riesce a cavare dal “nulla”). E’ l’ambiente povero e malsano di Rio de Jainero la nuova tappa del professor Bruce Banner, sempre alla continua ricerca dell’antidoto per distruggere il suo mostro verde.

La situazione sembra a lui favorevole, sono cinquantotto giorni che non accusa le solite crisi nervose e nel frattempo si guadagna da vivere lavorando in una fabbrica di bevande energetiche. L’illusione di poter chiudere definitivamente con l’incubo di tornare belva gli arriva da una pianta, ma come nelle storie che si rispettano essa non ha alcun effetto.

Disperato riesce ad aggrapparsi ad un’altra possibilità di salvezza tramite un professore della West coast (nick name Mr. Blue) con il quale si tiene in contatto via rete. Quest’ultimo gli propone il suo aiuto a patto di ricevere tutti i suoi dati preziosi, riguardo la composizione cellulare ed altri indicatori fisico-biologici. Il piano per la fuga è pronto. 

 Intanto, il generale Ross assolda tra le sue file di soldati il plurimedagliato ed onorato Emil Blonsky, uno dei migliori sulla piazza, reduce dall’esperienza con le forze militari russe. Il suo intento è quello di catturare Banner e di ottenere il possesso della sua personalità “deviata”, avere quel Dna che gli consente di creare tanti cloni dalla forza sovrumana e devastante.

Manda la sua squadra di specialisti a catturare il professore nell’affolata Rio, anticipando le mosse d’evasione di Bruce, costretto a trasformarsi, dopo lunga degenza, nella sua angoscia più imponente.

Una volta tornato negli Stati Uniti trova alloggio e riparo presso un suo vecchio conoscente che lavora in un breckfast. Per coincidenze più forti della logica incontra la figlia del generale di cui è ancora perdutamente innamorato e da lei perviene al possesso dei suoi importantissimi elementi d’analisi utili per conseguire un’altra possibile guarigione.

Tenuto nuovamente sotto’occhio dal singor Ross e suoi sottoposti viene braccato una seconda volta all’interno del campus della Curvell University da un plotone più armato e più preparato strategicamente. Ma la forza irrestibile di Hulk supera anche le barriere della ragione, della logica più alta che è insita in ognuno di noi. Quando subentra una rabbia da migliaia di newton di potenza anche la più lucida delle menti rimane offuscata.

Un’altra coraggiosa speranza riposta nelle cure di Mr. Blue, muta in breve tempo in un  pauroso e devastante pericolo da quando Emil Blonsky diventa cavia per un nuovo esperimento di potenziamento umano per generare un nemico più degno dell’Incredibile e altrettanto forte.

Dal lavoro di Mr.Blue, mescolato alle precedenti iniezioni sierotiche realizzate dal laboratorio del dipartimento militare, nasce il nausenate abominio. Lo scontro tra i due è micidiale e scatena la suspence per tutta la durata finale della pellicola. Alla fine vince chi sapete, ma la partita è ancora aperta visto che l’illustre Ross gioca un’altra sua carta. Richiama Starck facendo stroppicciare gli occhi e battere il cuore all’impazzata per l’idea di una commistione di super-eroi e di super-poteri. Tanto vale ripescare un Robert Downey Junior reduce dal successo al botteghino con il suo Iron Man.   Da non dimenticare lo spazio per un cameo di Lou Ferrigno, celebre protagonista della serie tv, nel ruolo di un agente.

Edward Norton è al suo primo ruolo da protagonista in un film di cassetta, un blockbuster con la tipica marca hollywoodiana, ma ha saputo inquadrare il significato di un personaggio così “gigantesco”:

“Hulk non è soltanto quella cosa verde fuori misura nata dai fumetti. Non è nemmeno solo vernice o kitsheria anni Settanta. Hulk è tutta la rabbia che abbiamo dentro, una montagna di rabbia”. Metafora per rappresentare l’uomo e il turbinio di emozioni che lo sconvolgono, lo fanno agire in un certo modo. In questo nube di forze che spingono e tirano occorre mantenere il controllo e saldare un proprio equilibrio. 

E’inevitabile non metterci un po’ di psicologia individuale in questo secondo episodio della serie. Molti storceranno il naso al non utilizzo della concezione più introspettiva del personaggio regalata da Ang Lee e troveranno molte più difficoltà ad immedesimarsi in una figura che cerca di cancellare la sua rabbia anzichè controllarla. Come dire, se qualcosa ti angoscia non c’è niente di meglio di una seduta dalo psichiatra. Ma non è meglio essere i medici di se stessi?

Fonte: immagini tratte da Mymovies

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aug 28 2008

E venne il giorno

Cinema Lorenzo @ 07:53

La locandina del film Produzione: USA

 Anno: 2008

 Regista: M.N.Shyamalan

 Intepreti principali: Mark Wahlberg, Zooey Deschanel, John  Leguizamo, Betty Buckley, Frank Collison, Ashlyn Sanchez, Spencer  Breslin, Robert Bailey Jr

 Genere: Fantascienza

 Durata: 91 min

 

 

Che cosa pensereste se all’improvviso un vostro amico/a fosse preso da strani moti neurali che gli mandano in pappa il cervello e lo spingono al suicidio per liberarsi dal suo stato di patologica confusione?

 E se durante il vostro consueto tragitto verso il posto di lavoro trovereste uomini e donne dirette verso il primo vigile urbano del quartiere per estrarre la pistola dalla fondina e puntarla alla tempia prima di un definitivo colpo mortale?

Stando a queste premesse potreste pensare di essere all’interno di un videogioco, uno di quei action-game dove il protagonista è alla caccia di indizi per scovare il colpevole dqll’emissione di una pericolosa tossina nell’aria.

Ma alla fine dovrete ricredervi, perchè tutto quello che dico è opera di una finzione illuminata da uno dei più apprezzati registi hollywoodiani d’oggi. M.N.Shymalan non is nasconde dietro le sue chiare intenzioni. Il suo obiettivo è quello di mettere a soqquadro la tranquillità dello spettatore, di destabilizzare la sua coscienza tirando fuori le paure più terribili.

Per farlo perchè non metterci dentro l’illusione che questa strana epidemia autodistruttiva sia prodotta da un’attacco terroristico? Giusto in tema di sicurezza in un periodo caldo per lo sconvolgimento degli assetti geo-politici, prima ancora che economici, troviamo come filo rosso nascosto nel plot una propaganda filoamericana intenta a cogliere il nuovo nemico da sottomettere in un’altra sanguinosa guerra.

Poi ci sono gli aspetti della natura, ma la viva apprensione di un assalto eversivo è sempre dietro l’angolo.

A campanello d’allarme lanciato, lo spettatore si catapulta in questa serie di insoliti suicidi, davvero unici e spettacolari per la loro imprevedibilità e per i modi in cui accadono.

Chi si pianta il ferma capelli nel collo, chi si schianta con la propria auto in mezzo ad un albero, chi riesce a trovare un po’ di quella lucidità necessaria per far partire un tagliaerbe ed infilarcisi sotto le sue pale.

In questa pestilenza che coinvolge il nord-est degli Stati Uniti (chissà perchè avranno scelto proprio quella zona) un professore con la sua famiglia è implicato in una straordinaria fuga verso l’gnoto. Si dirigono verso ovest, a tappe intermedie s’imbattono faccia a faccia con la potente tossina trascinata dal vento e prodotta dalle piante vegetali. Come il tabacco che per difendersi dall’attacco dei bruchi emana una sostanza in grado di richiamare sciami di api ghiotte di tali insetti, così l’intero pianeta naturale sentendosi minacciato dalla poca responsabilità ecologica dell’uomo libra nell’aere essenze con la capacità di creare disorientamento e confusione, rischio altissimo per la salute dell’animale più intelligente del globo terracqueo. 

La natura più forte dell’uomo, che tra gas, inquinamento, effetto serra, riscaldamento globale, sta per essere messa in ginocchio non senza preparare prima un controattacco terribile e devastante. 

Sono questi i cattivi presentimenti verso il nuovo nemico invisibile, l’attesa spasmodica insinuata nelle viscere degli spettatori di tutto il mondo per una nuova catastrofe, di proporzioni bibliche.

E’ questo che più di tutto mi ha dato il terrore nel vedere questo film, non dimenticando le famose scene nella campagna isolata (da sempre icona dell’incubo americano) dove una vecchia irrigidita da anni di solitudine e di idiosincrasia verso il mondo sembra dare di matta ancor prima che la tossina venga a prenderla. La bambola distesa sul letto, le imprecazioni a bassa voce del professore, un piccolo richiamo a “La bambola assassina” i cui occhi finti danno la sensazione di potersi muovere da un momento all’altro, le ural della vecchia convinta che la possano uccidere nel sonno, sono il contorno horror di questa pellicola fantascientifica.

Non lascia spazio alla lietezza Shyamalan, ma contribuisce a distruggere le speranze alimentate nel corso del finale quando il professore e la sua compagna sembrano siano sfuggiti al contagio. Da un’altra parte del mondo, in Francia, si stanno consumando le stesse atrici morti, sempre da una zona verde…

Fonte: immagini tratte da Mymovies

 

 

 

 

 

 

 

 

Aug 28 2008

Romance and cigarettes

Cinema Lorenzo @ 00:56

LocandinaProduzione: Usa

Anno: 2007

Regia: John Turturro

Cast: Kate Winslet, James Gandolfini, Susan Sarandon, Steve Buscemi, Kumar Pallana, Christopher Walken, Mandy Moore, Aida Turturro, Mary-Louise Parker, Eddie Izzard, Elaine Stritch, Adam LeFevre, David Thornton, Barbara Sukowa, P.J. Brown

Genere: musical

Durata: 115 minuti

Storie d’amore che s’intrecciano sullo sfondo di una commedia musicale divertente, consapevolezza, tristezza ma anche speranza di poter ritornare a vivere.

Nick Murder (James Gandolfini) e sua moglie Kitty (Susan Sarandon) sono i protagonisti della storia, una coppia in crisi, dissapori alimentati dal tradimento di lui ed attraverso il quale cominciano una forte separazione.

La moglie ripensa al suo primo amore, quello che non si scorda mai, pieno di passione e di emozione. Lo svela alle sue figlie, ne parla con grande nostalgia.

I due coniugi non si danno più la parola, entrano nella fase di riflessione, la signora si rivolge ad una comunità cristiana per recuperare la pace perduta.

Il marito non resiste alla tentazione, si lascia andare con Tula, vive un momento di forte passione ed attrazione, che piano piano svanisce nella consapevolezza dellla sua responsabilità di padre.

Un operaio con quattro bocche da sfamare non vuole permettersi di rovinare una famiglia intera, riscopre il suo vero sentimento, quello che lo ha legato per tutti quegli anni a sua moglie.

Altri personaggi importanti sono Angelo (Steve Buscemi), amico e collega di Nick, uomo dalle idee piuttosto chiare sul rapporto con l’altro sesso, schietto e pratico, mantre Bo (Christofer Walken) è il cugino irrestibile di Kitty, persona sincera, depravata (un po’ come tutti gli uomini), ma è un ancora importante di salvezza per le delusioni della Sarandon.

Un musical dalle tinte forti, colorato da animazioni danzesche di tutti i protagonisti, specialmente della bella Tula, una Kate Winslet estremamente sexy e dal decolletè molto provocante.

Tristezze, gioie, sentimenti contrastanti alternati da accompagnamenti sonori dedicati per un’opera più da ascoltare che da raccontare…