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Aug 28 2008

L’Italia attende la Democrazia da 60 anni

Daniele Martinelli innominato @ 15:45

Una persona senza memoria è un malato che una volta riconosciuto tale viene ricoverato, assistito e deresponsabilizzato. L’Italia, oltre che essere un Paese a maggioranza di smemorati, è pure un Paese che non legge. Una miscela diabolica che ci ha traghettato a fondo in soli 60 anni di Democrazia annunciata, senza che sia mai esistita! Men che meno negli ultimi 15 anni, nonostante le apparenze.

Fede non è solo un cognome, è anche un programma. Come in questo estratto del 1994 quando il suo Kapo vinse le elezioni:

Le disgrazie non vengono mai sole. Negli anni ‘80 Berlusconi era un capomastro col pallino delle televisioni. I suoi primi dipendenti non disdegnavano di certo queste forme di pubblicità tutt’altro che occulta:

Non sopporto Ficarra e Picone, a parte in questi 2 minuti tragicomici di amare constatazioni in cui profanano sul palco una verità grave:

L’Italia è l’osservata speciale dell’Europa non solo perché tutti si chiedono “come abbia potuto un mafioso tornare per la terza volta al governo”, ma anche perché l’Italia, agli occhi dell’Europa è precipitata nel razzismo nazifascista. Ciò merita un piccolo tributo.

Un paio di proverbi sulla memoria dicono che “è meglio ricordare due volte che dimenticare una” e che “delle sventure superate dolce è la memoria”.

Visto che Oscar Wilde diceva che è solo non pagando i propri conti che si può sperare di vivere nella memoria dei creditori, auguriamoci che i frammenti di fatti che Internet ci spiattella siano la cura di questa Italia in “Stato” terminale. Magari a partire da oggi che si celebra il 60esimo anniversario della Repubblica, sfregiato dalla demagogia letta su un gobbo dal quasi gobbo Giorgio Napolitano che parla senza mezzi termini di intolleranza e fascismo. Ci vorrebbe un post dedicato per analizzare le singole frasi pronunciate nei 3 minuti, ma per una volta lascio che siate voi a mettere d’accordo intelletto e memoria. Io, una volta tanto, mi limito ad un no comment.

Aug 28 2008

Italia vecchia di zecche

Daniele Martinelli innominato @ 15:45

Che il malato d’Europa sia l’Italia non è certo una novità. Ciò che forse si nota meno sono i meccanismi del declino che emergono da alcuni dati dell’Istat sulla crescita economica.
In estrema sintesi, negli ultimi 10 anni, col crollo della produttività che ha interessato tutti i paesi europei avanzati, soltanto in Italia è aumentato in modo spropositato il numero degli assunti nel settore pubblico.
Soltanto in Italia nel settore privato c’è stata un’impennata di precari. I cosiddetti autonomi in Italia sono diventati oltre il 18% del totale, contro medie oscillanti del 2 – 4% in paesi come Francia, Regno Unito, Germania e Spagna.

Nell’Europa dei 25, in 10 anni, sono andati in fumo quasi 4 milioni di posti di lavoro nell’industria pubblica e privata, in Italia il calo è stato di appena 18 mila!
I motivi di questa differenza l’Istat non li spiega, ma è chiaro che questa situazione è il frutto dei voti di scambio che hanno sovradimensionato la zecca, ormai divenuta più grande dell’animale di cui si nutre.
I paesi dell’Europa, col dimagrimento delle uscite pubbliche, sono in ripresa e stanno superando lo shock della concorrenza asiatica a basso costo.
In Italia, con almeno 5 milioni di mantenuti tra settore pubblico e politica, le tasse non potranno che rimanere proibitive con la ricaduta sui prezzi dei beni al consumo.

Questi numeri non lasciano spazio ad una politica economica efficace, nonostante Draghi abbia diffuso la sua ricetta per la ripresa e nonostante le belle parole del presidente dell’Eurogruppo Juncker, rivolte all’uomo dei condoni Tvemonti. Parole al sapore di spot interno più che di stima. Che stima volete che abbia l’Europa per l’Italia, unico paese in cui si applica l’Iva al 20% sull’acqua minerale!
Abolire l’Ici non aumenta il potere d’acquisto dei cittadini. Anzi, lo diminuisce perché per recuperare quei soldi, i comuni saranno costretti ad aumentare l’addizionale Irpef che pagano già tutti. Anche quelli meno abbienti che l’Ici già non lo pagavano. E alla fine con la sparizione dell’Ici ci guadagneranno i più benestanti già proprietari di immobili.

Purtroppo il bubbone gonfio quasi in suppurazione del settore pubblico è intriso di raccomandati, mediocri e fannulloni. La minoranza di elementi validi viene deresponsabilizzata o relegata a ruoli di poco conto, solitamente bollata come “rompicoglioni” o alla bell’e meglio lavora anche per i colleghi.
Provate connettervi su un qualunque sito internet di giochi di gruppo online: vedrete quanti nick e profili di giocatori delle città del sud che troverete! La maggior parte sono impiegati del settore pubblico che passano le ore in ufficio a divertirsi alle spalle di chi lavora e paga le tasse. Decine di volte in chat capita di leggere “se salto un giro è perché arriva il capo”. Sono gli impiegati pubblici i migliori e più assidui pokeristi online. Presi dalla loro personale ripresa a scalare i gradi di prestigio nelle community di gioco.
Un esercito di addetti che non produce è come una barca bucata stracolma di naufraghi che non remano.
Nell’Italia che affonda per tutti si salverà solo chi saprà nuotare con le proprie braccia e le proprie gambe. Chissà che sia un ammollo toccasana.

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