Y toreros hacer la corrida
La Spagna attendeva un successo così importante dal lontano 1964, quell’Europeo giocato in casa e nella cui finale battè nientemeno che l’URSS, una delle squadre più temute all’epoca.
La selección è stata la più regolare del torneo, sia per quanto riguarda le reti realizzate (una media di 2 a partita), sia per quel che riguarda la quantità di sfere giocate. Al termine di ogni  incontro risultava con la percentuale più alta di possesso palla.Â
Una melina molto più degna delle loro corride nazionalpopolari (che invece non lo sono) all’insegna del divertimento e della leccornia, specialmente per i calciofili dal palato estremamente raffinato.
La loro fantasia sul campo è stata accompagnata da meritevoli comprimari, tifosi spagnoli che indossavano colori sgargianti, bandiere ad ogni soffio d’aria, tanta allegria, canti, balli popolari nelle tenebrose e grigie notti austriache.
E’ stata una festa per loro ed anche per l’Europeo intero, con il presidente della Uefa Platini intento a sproloquire elogi a tutti, con il sorriso sicuro di chi è riuscito a centrare il suo obiettivo primario: far vincere lo sport.
Sì, perchè proprio l’attività sportiva, in particolare il calcio, è uno dei potenti mezzi regalati all’intera umanità come strumento di coesione, di rispetto e di sana competizione. Â
I toreros, in questo senso, hanno ritirato i pugnali, le lance,gli aghi, riappropriandosi di un folklore pulito, sempre  preceduto da una seria campagna contro il razzismo. Era proprio questa la vetta tanto aspirata dai vertici delle federazione continentale, e lo hanno fatto senza prender fiato!
Non c’era tempo per distrarsi, gli occhi dei fan europei erano puntati direttamente sui campi in erba attorniati da strutture impiantistiche frutto di un’ingegneristica decisamente più all’avanguardia di quella nostrana.Â
Pronti e via, la sopresa più eclatante, meno gradita in casa nostra, è stata la sconfitta bruciante degli azzurri con L’Olanda. Da quel dì funesto sono iniziati i nostri brutti presentimenti dell’imminente uscita da campioni del mondo. La Spagna, il giorno dopo, trafigge con un roboante e poco meritato (a dirla tutta) 4 a 1 i Russi guidati dal tecnico dei miracoli Gus Hiddink.
Il presentimento che la nostra strada e quella della selección si sarebbero incrociate nel primo turno ad eliminazione diretta si faceva ora vivissimo. Ed è stato così per le due restanti partite del torneo, dove i nostri giustizieri hanno rifilato due gol a testa rispettivamente alla Svezia e alla Grecia. Noi, con più d’una sofferenza, abbiamo pareggiato con la Romania e battuto la Francia. Nonostante queste cattive premesse siamo stati il team che le ha dato più filo da torcere, più ansie e paure di non passare. La nostra arcigna difesa ha retto bene, le loro puntate offensive o venivano schermate o, qualche volta, cadevano in malasorte. D’accordo ci hanno superati nella voglia di vincere, nel gioco, nella determinazione, meritavano la semifinale, ma l’hanno dovuta ottenere nella sempre estenuante lotteria dei rigori.
Per il resto, le due partite finali hanno visto il loro netto dominio, sottolineato le difficoltà della sopresa Russia e della mai doma Germania. Â
Il team di Aragones ha nel suo cantiere giovani interessanti, uno su tutti l’estroso Fabregas, titolare a soli ventun anni nella formazione dell’Arsenal in Premier League, già tristemente conosciuto dai tifosi milanisti dopo la cocente sconfitta in Champions. Ha un’ottima visione di gioco, palleggio e capacità tecnico-balistiche da fuoriclasse, oltre ad umiltà da vendere. infatti, non ha fatto scoppiare polveroni nel gruppo per la sua eclusione dagli undici titolari ad inizio torneo.
L’altra stella, indiscutibilmente più importante, è il baby terribile Fernando Torres, autore di una caterva di gol (33 in 46 partite) con il Liverpool, rapido, tecnico, e non cattivo saltatore di testa. Ci ha sorpresi tutti nel suo scatto fulminante a recuperare ( un poco attento in realtà ) Lahm e nell’anticipare Lehman in occasione della rete spalanca europeo.
Come non ricordare  ed elogiare le prestazioni di un sempre verde Puyol,  esperto difensore del Barça, una guida per il meno lucido e burrascoso valenciano Marchena ed attivo in zona offensiva quando c’è da staccare per un calcio fermo.
Poi ci sono gli altri centrocampisti, tra cui Senna, inserito nella top ten dei migliori, operatore di difesa, frangifrutti indispensabile dopo la sfilza innumerevole di campioni dal dribbling facile.
Da non escludere, anche se mezionato successivamente, il top dei top secondo la UEFA, il mediano Xavi, prupulsore inesauribile, abile orchestratore di succulenti passaggi in profondità , triangolazioni veloci, lanci lunghi. L’ultimo baluardo per superare una retroguardia che è stata molto affidabile (solo 2 gol presi) per tutto l’arco della manifestazione, c’è quell’Iker Casillas da una vita accasato a Madrid, (con la camiseta dei blancos ha collezionato 311 presenze) e fermamente convinto di restare finchè non appenderà la sue scarpe al chiodo. Sicuro, dotato di riflessi è stato eletto man of the match nella partita con gli azzuri per le sue parate plastiche lancia qualificazione.
I giovani del futuro sono in questa Nazione, una generazione destinata a solcare i campi del mondo incutendo timore agli avversari. Da oggi tutti guarderanno con rispetto ai campeones e li studieranno, eccome se li studieranno…
Fonte: immagine tratta da www.gazzetta.it














