Migrant People

by director at 12 Jul 2008 in Documentary

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Documentary PosterProduction: France, Italy, Germany, Spain, Switzerland.

Year: 2002

Director: Jacques Perrin

Genre: Documentary

Running time: 94 minutes

Quando ho cercato per la prima volta informazioni riguardo la trama e il giudizio della critica di questa pellicola, mi ricordo d’aver letto pareri estremamente positivi ed elogiativi, tanto da convincermi a vederlo.

In cuor mio non ho creduto che tutta la meraviglia espressa a parole potesse essere ricambiata altrettanto dalle immagini. Ma mi sbagliavo! 

Se prima, le parole del re del cinema britannico John Grierson riferite alla potenza espressiva delle immagini, in grado di scardinare lo stomaco dello spettatore oltre al suo intelletto mi destavano più di un semplice dubbio, ora le ho fatte mie.

La scintilla che ha fatto scoccare in me questa irrefrenabile passione per l’estetica tout court è nata da un’incredible avventura a fianco del numerosissimo popolo migratore del nostro pianeta.

Ogni specie percorre distanze differenti, la quali si aggirano sul migliaio di chilometri, senza sosta, determinati a raggiungere la loro destinazione. Tra i membri, alcuni vi riescono, altri si disperdono lungo il cammino lasciando il proprio destino nelle mani delle terre che si trovano sotto le loro ali. Una pozza melmosa d’un industria del Nord, una piccola ala spezzata possono contribuire alla morte, soprattutto se ci troviamo nel deserto vicino ad un gruppo di granchi affamati.

La primavera è il momento propizio per partire all’inseguimento della sopravvivenza, come accade nell’emisfero Boreale, in direzione delle estreme terre artiche. In quel luogo incomtaminato dalla presenza dell’uomo, nugoli di volatili riempiono di tanti puntini variopinti e colorati il magnifico quadro del Nord del mondo.

Inquadrature mozzafiato accompagnano le traversate di questi alati, di profilo, dall’alto, dal basso, si vedono sfrecciare gli alberi, colorare le terre, rumoreggiare il vento.

L’obiettivo delle loro fatiche è promuovere la continuità della vita, dare seguito al ciclo delle nascite, nell’impegno a mantenere la specie. 

C’è spazio per farsi cullare dal vento, ma poi bisogna ritornare al proprio dovere, quello di accudire, nutrire, istruire i propri piccoli. Dopo il viaggio d’andata lo stormo ha tempo una breve estate prima che l’inverno ed il gelo prendano nuovamente il sopravvento, per poter insegnare ai loro figli l’arte del volo.

Tentativi maldestri, mancata aerodinamica, planaggi non completi, per i giovani risulta un problema la seconda traversata, la più diffile dell’anno, senza un minimo di esperienza e conoscenza delle rotte che devono intraprendere.

La migrazione autunnale ha una regola d’oro da rispettare doverosamente se non si vuole fare una brutta fine: in quel periodo sono facili gli acquazzoni, come le fitte nevicate e possono risultare un disturbo imponente allo sforzo in volo.

Un affresco delicato sull’intero mondo naturale, quello lontano dalla realtà fittizia dei palazzi, delle costruzioni in cemento, delle vie, delle rumorose e inquinanti industrie emettitrici di malodorose nuvole nerastre.

Le uniche che si possono ammirare in queste terre vergini sono quelle dei cieli o quelle simili a scie bianche lasiate dai volatili quando sfiorano la superficie delle acque marine prima del ristoro. Un’aosi di laghi o fiumi è sempre un toccasana prima di ripartire per un estenuante viaggio verso l’infinito…  

Fonte: immagine tratta da Mymovies

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