Wish you were here

by editor at 24 Oct 2008 in Music

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So, so you think you can tell
Heaven from Hell
Blue skies from pain
Can you tell a green field
from a cold steel rail?
A smile from a veil?
Do you think you can tell?
And did they get you to trade
your heroes for ghosts?
Hot ashes for trees?
Hot air for a cool breeze?
Cold comfort for change?
And did you exchange
a walk on part in the war
from a lead role in a cage.

How i wish,
How I wish you where here.
We’re just two lost souls
swimming in a fish bowl,
year after year,
Running over the same old ground.
What have we found?
The same old fears.
Wish you were here.

 

To you

by editor at 21 Oct 2008 in Music

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A te che che sogni una stella ed un veliero
che ti portino su isole dal cielo più vero,
a te che non sopporti la pazienza
o abbandonarti alla più sfrenata continenza,
a te hai progettato un antifurto sicuro,
a te che lotti sempre contro il muro
e quando la tua mente prende il volo
ti accorgi che sei rimasto solo,
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te.

A te che odi i politici imbrillantinati
che minimizzano i loro reati
disposti a mandare tutto a puttana
pur di salvarsi la dignità mondana,
a te che non ami i servi di partito
che ti chiedono il voto un voto pulito
partono tutti incendiari e fieri
ma quando arrivano sono tutti pompieri,
a te che ascolti il mio disco forse sorridendo
giuro che la stessa rabbia sto vivendo
stiamo sulla stessa barca io e te.

 

8 mile

by director at 1 Jan 2008 in Cinema

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Film PosterProduction: USA

Year: 2002

Director: Curtis Hanson

Cast: Kim Basinger, Mekhi Phifer, Brittany Murphy, Eminem

Genre: Drama | Music

Running time: 110 minutes

Dai sobborghi malfamati di Detriot, dove la miseria regna sovrana e l’inferno ha sostituito ogni buona speranza, la vicenda di un ragazzo su mille che ce l’ha fatta.
Un rapper bianco alle prese con modi e stili musicali tipici dei neri, accompagnato da un repertorio di ritmi calzanti e suoni vocali fuori dal comune.
La vita in quei quartieri è tremendamente dura, la soglia di sopravvivenza ruba anche le pulsioni più vitali, succhia le ultime riserve d’entusiasmo per catapultarti in un imbuto apatico senza fine.
Lui, Jimmy Smith Junior non is arrende, vuole emergere, diventare famoso grazie ad un talento che sente scorrere nelle sue vene.
Tante le battagie ed i sogni infranti con cui deve sbattere la testa per poter trovare la sua isola felice, tante le amicizie finte, i padri sbagliati.
La madre, affetta da nevrosi, depressa per giunta senza un lavoro instaura una rapporto prettamente sessuale con un suo coetano.
Jimmy, invece, un impiego lo ha trovato, lavora presso uno stabilmento a pochi chilometri da casa sua, si è appena lasciato con Jasmine ed è alla ricerca di un contratto per lanciarlo alla ribalta musicale.
I suo pezzi sono dolenti imprecazioni verso la famiglia, costanti esercitazioni d’allitterazioni e assonanze, connotati da forte omofobia e misoginia.
In una vecchia struttura ormai in disuso, i rapper di tutta la città si dimenano a suon di colpi di parola, offese, umiliazioni, colpi bassi ispirati da un’arte tipicamente undergrond. Una musica che viene dai bassifondi, dai ghetti, che schiuma rabbia e pochi sentimenti romantici, diretta conseguenza di una sottocultura presente ancora in grande quantità negli States.
La prima apparizione del giovane Jimmy non è del tutto esaltante, un blocco alla gola per la forte emotività non gli risparmia una figura barberina.
Con gli amici passa il tempo a fare scorribande per il quartiere, frequenta i soliti locali, in attesa che s’avveri il suo sogno.
Le parole prendono spesso il sopravvento, litigano con la propria condizione di emarginato e nullatenente, un vero shit (perchè è così che sono trattati gli economicamente umili) indaffarato a costruirsi castelli di carta presto ridotti a cenere.
L’incontro con Alex gli fa perdere la testa (in senso buono naturalmente), lo spinge a credere sempre più fermamente nel suo futuro, lo rinvigorisce stimlandolo a porre più fiducia in se stesso.
Mentre i suoi compagni di strada sembrano volare in un mondo fatato, Jimmy tenta di riportarli ad un livello più consono, a guardare alla vita con maggiore praticità, a tenere i piedi ben saldati a terra.
Dopo una fortunosa vincita della madre al bingo, la sfortuna sembra aver voltato le spalle alle loro sorti, regalandogli un motivo in più per non arrendersi.
Ritenta la sfida, si catapulta nuovamente nella battaglia musicale, ma stavolta con grande slancio emotivo e giusta determinazione.
In quei cinque minuti mostra ai diffidenti rapper neri la pasta di cui è fatto, la cifra stilistica della sua cultura musicale, conquistando gradualmente un maggiore rispetto.
Il film termina dopo il successo delle esibizioni live, un saluto agli amici e il ritorno alla solita routine da giovane, a questo punto, maturo.
Nella colonna sonora del film viene citata e trasmessa Lose yourself, vincitrice di un Oscar l’anno successivo come “Miglior canzone originale”.

Fonte: immagine tratta da Mymovies


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